domenica 11 luglio 2010

Dracula: voivoda e vampiro.

Una mostra a Bucarest per ristabilire la verità storica sul personaggio
"È stata tutta una leggenda per presentare l’Europa orientale come una terra di primitivi"
di Valeria Fraschetti
(articolo tratto da Repubblica del 10.7.10)

Basta con falsi miti e leggende esageratamente truculente: per la Romania è arrivata l´ora di raccontare la verità storica sulla vita del principe valacco Vlad III, che nel 1897 ispirò allo scrittore Bram Stoker il personaggio di «Dracula». L´operazione di demistificazione ha preso ufficialmente il via ieri al Museo nazionale dell´arte di Bucarest, con l´inaugurazione della mostra di libri, manoscritti e ritratti intitolata «Dracula - voivoda e vampiro».
L´iniziativa, ha spiegato la curatrice Margot Rauch, è basata su «ricerche storiche che mostrano che le leggende sul Vlad Dracula erano tese a presentare l´Europa orientale come una terra di primitivi». Beninteso: non è che i visitatori troveranno testimonianze sulla vita di un santo. Vlad III non fu certo uomo magnanimo, bensì un autoritario governatore del Quattrocento che lottò strenuamente contro l´avanzata ottomana, famoso per non avere alcuna pena per i nemici. Non a caso, in onore della sua preferita tecnica di punizione, era più comunemente noto come Vlad Tepes, «L´Impalatore». E, difatti, tra le opere che per la prima volta da ieri sono esposte a Bucarest, c´è anche un´incisione che lo ritrae mentre consuma la sua colazione di fronte a un gruppo di prigionieri impalati, accanto a svariate teste sgozzate.
Ma gli organizzatori sostengono che Vlad III, che ereditò il titolo di Dracula dal padre, membro dell´Ordine dei Dragoni (drakul, in romeno), era «senza dubbio crudele, ma non meno di altri principi». Solo che lui fu «vittima della propaganda maligna dei suoi pari occidentali, specie gli ungheresi». Soprattutto, a peggiorare l´immagine del principe della Valacchia ha contribuito Bram Stoker: è unicamente al romanziere, dicono a Bucarest, che il principe deve la sua reputazione di vampiro.
A dispetto di questa convinzione, però, una parte importante della mostra è consacrata proprio al vampirismo, di cui si ritiene che diversi casi avvennero nel diciottesimo secolo in Europa sud-orientale. Fino al 10 ottobre saranno così esposti anche trattati sul fenomeno del vampirismo, dissertazioni sulla «masticazione della morte» e sull´attività (o l´ozio?) dei vampiri durante il giorno, risalenti al 1730-35.
La mostra tenterà anche di demistificare Dracula, ma di certo è in buona parte grazie alle vampiresche leggende sull´«Impalatore» se il 5,6 per cento del Prodotto interno lordo romeno è rappresentato dal turismo. Senza le fantasie di Stoker, la cittadina di Bran, nel cui castello è ambientato il romanzo, oggi sarebbe un sonnolente paesino e non un vivace centro turistico che pullula di negozietti di souvenir e libri che raccontano le atrocità di un governante che, in realtà, da lì forse mai neanche passò.
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