domenica 5 dicembre 2010

DNA all'arsenico.

La Nasa ora ha il suo alieno: un batterio all'arsenico

di Cristiana Pulcinelli (L'Unità, 3 dicembre 2010)
 
Un batterio particolare, così particolare che potrebbe farci cambiare idea su cosa sia essenziale per la vita. Lo hanno trovato nei sedimenti di uno dei luoghi più inospitali della Terra, il Mono Lake, un lago estremamente salato e ricco di arsenico. Lo hanno portato in laboratorio e lo hanno nutrito con una dieta povera di fosforo e ricca di arsenico. E il batterio non solo è sopravvissuto, ma ha incorporato l'arsenico, che come tutti sanno è fortemente tossico per gli esseri viventi, in tutte le strutture biochimiche essenziali per la sua vita, dal DNA alle proteine.
ALTRI PIANETI La scoperta, finanziata dalla Nasa e condotta da un gruppo di ricercatori guidati da Felisa Wolfe-Simon, è stata pubblicata su Science Express. Tra gli scienziati coinvolti ci sono anche due astrobiologi famosi come Paul Davies e Ariel Anbar. Proprio da Davies e Anbar era nata qualche anno fa l'idea che la vita su altri pianeti potrebbe richiedere elementi chimici diversi da quelli che troviamo nelle forme di vita conosciute. Sappiamo infatti che la vita ha bisogno di sei elementi per esistere: carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, fosforo e zolfo. Ma, si sono chiesti gli scienziati, su un altro pianeta, con altre condizioni, potrebbe esistere una forma di vita diversa da questa? Una vita che, magari, al posto di uno di questi elementi ne ha un altro? Già nel 2009 era uscito un articolo dello stesso team sull'International Journal of Astrobiology in cui si ipotizzava che l'arsenico potesse sostituire il fosforo che, nella forma di fosfato, è presente in varie strutture come il DNA e l'ATP, la molecola che funziona da «carburante» delle cellule. Non solo, spiega Wolfe-Simon, «ipotizzavamo anche che un organismo di questo genere poteva essersi evoluto sulla Terra moltissimo tempo fa ed essere sopravvissuto in qualche luogo inusuale». Da queste premesse è nata la ricerca finanziata dal programma di astrobiologia della Nasa. Naturalmente il batterio, battezzato GFAJ-1 e che fa parte dei Gammaproteobatteri, suscita tanto interesse non solo perché è l'unico organismo visto finora sulla Terra che ha la doppia capacità di vivere e crescere sia con il fosforo che con l'arsenico, ma perché si pensa che le forme di vita su altri pianeti possano essere simili a lui. «Si tratta – ha commentato Paul Davies – di una forma di vita davvero aliena poiché appartiene a un albero della vita differente, con un'origine separata dalla nostra. Ma potrebbe essere l'indizio del fatto che esistono organismi ancora più strani». Una sorta di «biosfera ombra» parallela alla nostra e di cui ancora sappiamo molto poco. La cosa è tanto più interessante se si considera che sul nuovo numero di Nature è uscito un articolo in cui si sostiene che le galassie più antiche della nostra contengano una quantità di stelle rosse nane venti volte superiore a quelle presenti nella Via Lattea e dalla cinque alle dieci volte superiore a quanto stimato precedentemente. Secondo i ricercatori, questo potrebbe significare che vi siano trilioni di pianeti (un trilione equivale a un miliardo di miliardi) simili alla Terra e aumenterebbe le possibilità che esistano forme di vita nello spazio infinito. Ma c'è anche qualcuno che ricorda l'abilità della Nasa nel mettere in moto il mondo della comunicazione quando ci sono in gioco i fondi per la ricerca. In questo caso, i tempi stringono. Nel blog The Great Beyond sul sito di Nature si trova un articolo in cui si ricorda che il 3 dicembre, ovvero oggi, decade una risoluzione che congela i fondi alla Nasa ai livelli del 2010. Ora il Congresso degli Stati Uniti dovrà decidere quanto e per quanto tempo vorrà finanziare l'ente spaziale americano.
L'Unità - 3 dicembre 2010.
La notizia sul sito della NASA è qui.
Posta un commento