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domenica 1 luglio 2012

Stanotte un minuto ha avuto sessantun secondi...

Tra il 30 giugno e il primo luglio 2012, l'ultimo minuto prima della mezzanotte ha avuto un secondo in più. Lo chiamano "secondo intercalare" e serve a sincronizzare gli orologi atomici con il tempo della reale rotazione terrestre che rallenta per l'attrazione gravitazionale degli altri corpi celesti del sistema solare.



Da Repubblica TV (qui)

domenica 1 gennaio 2012

Auguri dalla Luna!


Quale miglior modo di iniziare l'anno (e far gli auguri a tutti i nostri lettori) che celebrando una notizia che riguarda il simbolo stesso di questo Blog?
Si tratta dell'arrivo nell'orbita della Luna, ieri sera, di Grail-A, la prima delle due sonde gemelle NASA destinate a studiare la struttura interna del satellite. La gemella Grail-B la raggiungerà alle 23.05 di oggi primo gennaio 2012.
Costata 496 milioni di dollari e lanciata il 10 settembre scorso, la missione Grail (Gravity Recovery And Interior Laboratory) e' stata progettata con l'obiettivo di ricostruire una mappa senza precedenti dell'interno della Luna e far la luce su aspetti ancora misteriosi del satellite che permetteranno di ricostruirne la storia, accanto a quella  della Terra e degli altri pianeti del nostro Sistema Solare.
Le due sonde osserveranno la Luna per nove mesi e cominceranno la fase di osservazioni scientifiche a marzo, quando si troveranno in un'orbita polare e all'altezza di circa 55 chilometri dalla superficie della Luna (fonti: ANSA e NASA).

Auguriamo un grandioso 2012  a tutte e tutti!

venerdì 18 novembre 2011

Velocità iper-luce: una prima conferma.


(ANSA) - ROMA, 18 NOV - I neutrini "più veloci della luce" hanno superato un nuovo test importante: non è la conferma definitiva, ma un passo in avanti significativo che conferma i risultati resi noti in settembre sulla base di nuove misure, molto più dettagliate, condotte dalla collaborazione internazionale Opera. I neutrini - quelli "sparati" dal Cern di Ginevra ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare nell'esperimento Cngs - sono più veloci della luce di 60 nanosecondi.

venerdì 23 settembre 2011

La velocità della luce è stata superata.

da La Repubblica - SCIENZE 22-09-2011

"Neutrini più veloci della luce"
Messo in discussione Einstein

Clamorosi risultati di uno studio del Cern e dell'Infn guidato da un fisico italiano: particelle sparate da Ginevra al Gran Sasso hanno infranto il muro considerato invalicabile dalla fisica. Margherita Hack: "Sarebbe una rivoluzione"

ROMA - I risultati, se confermati, possono rimettere in discussione le regole della fisica cristallizzate dalle teorie di Albert Einstein, secondo le quali niente nell'universo può superare la velocità della luce. Un gruppo di ricercatori del Cern e dell'Infn guidato dall'italiano Antonio Ereditato ha registrato che i neutrini possono viaggiare oltre quel limite. Le particelle hanno coperto i 730 chilometri che separano i laboratori di Ginevra da quelli del Gran Sasso a una velocità più alta di quella della luce.

Il muro è stato infranto di appena 60 nanosecondi. Eppure, il risultato è talmente destabilizzante che il team di ricerca ha atteso ben tre anni di misurazioni per sottoporlo all'attenzione della comunità scientifica. "Abbiamo passato sei mesi a rifare i calcoli", racconta Dario Autiero, responsabile dell'analisi delle misurazioni. Per giustificare la discrepanza sono stati presi in considerazione persino la deriva dei continenti e gli effetti del terremoto dell'Aquila del 2009. "Siamo abbastanza sicuri dei nostri risultati", spiega Ereditato, "ma vogliamo che altri colleghi possano verificarli e confermarli".

E le prime reazioni non tardano ad arrivare: secondo il Centre national de la recherche scientifique francese, le fosse confermata la scoperta sarebbe "clamorosa" e "totalmente inattesa" e aprirebbe "prospettive teoriche completamente nuove". Anche per l'astrofisica Margherita Hack si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione perché, osserva, "finora tutte le previsioni della teoria della relatività sono state confermate".

Secondo la teoria della relatività ristretta, elaborata da Einstein nel 1905, la velocità è una costante, tanto da essere parte della celeberrima equazione E=mc², dove E è l'energia, m la massa e c, appunto, la velocità della luce. La relatività, spiega ancora la Hack, "prevede che se un corpo viaggiasse ad una velocità superiore a quella della luce dovrebbe avere una massa infinitamente grande. Per questo la velocità della luce è stata finora considerata un punto di riferimento insuperabile".

Tra l'altro, la teoria della relatività implica l'impossibilità fisica delle traversate interstellari e dei viaggi nel tempo, finora inesorabilmente relegati alla fantascienza e ritenuti irrealizzabili dalla scienza. Ora tutto ciò potrebbe cadere. "Ma io non voglio pensare alle implicazioni", si affretta a precisare Ereditato. "Siamo scienziati e siamo abituati a lavorare con ciò che conosciamo".

La velocità delle particelle è stata misurata dal rivelatore Opera, dell'esperimento Cngs (Cern NeutrinoS to Gran Sasso), nel quale un fascio di neutrini viene lanciato dal Cern di Ginevra e raggiunge i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dell'Istituto nazionale di Fisica Nucleare.

martedì 18 gennaio 2011

Mammut clonati in arrivo in 4 anni.


 

Sembra davvero una riedizione di Jurassic Park, e in realtà non sarebbe affatto la prima volta che accade; e se l'operazione avesse successo ci avvicinerebbe al mondo immaginario creato nei suoi libri da Jasper Fforde, nel quale questa specie in particolare (come pure il dodo e l'uomo di Neanderthal) non si è mai estinta.
Akira Iritani, docente presso la Kyoto University in Giappone, è impegnato nella "resurrezione" del mammut grazie a una nuova tecnica di clonazione. La rinascita  potrebbe avvenire addirittura fra soli quattro anni.
Si tratterebbe in particolare del mammut lanoso, una specie estinta 5.000 anni fa,  che ad oggi è stata difficile da clonare in quanto precedenti nuceli cellulari rinvenuti nei tessuti muscolari e cutanei di un esemplare intrappolato nel permafrost siberiano nel 1990 erano troppo danneggiati dal freddo.
Nel 2008, il Dr. Teruhiko Wakayama del Riken Centre for Developmental Biology ha sviluppato una nuova tecnica di clonazione che ha permesso ad esempio l'impiego di cellule ottenute da un topo congelato per 16 anni per clonare un nuovo individuo.
Iritani intende avvalersi di questa nuova tecnica per localizzare nuclei sani nelle cellule di mammut  per l'estrazione e l'impiego.
"Ora che questo problema tecnico è stato risolto, abbiamo solo bisogno di un campione valido di tessuto da un mammut congelato" ha dichiarato Iritani.
Per ottenere il nucleo, Iritani si recherà in Siberia quest'estate per prelevare un campione utile nel permafrost. Qualora non ci riesca, è sua intenzione rivolgersi ai ricercatori russi per ottenere i campioni da essi prelevati. In seguito il nucleo sarà inserito in cellule-uovo di elefante africano, che sarà la madre-surrogato del mammut.
"La frequenza di successo nella clonazione animale è stata finora bassa, ma attualmente si attesta intorno al 30%." ha dichiarato Iritani. "Penso che abbiamo ragionevoli possibilità di successo di rigenerare un mammut sano entro quattro o cinque anni."
Iritani ha dichiarato che c'è bisogno di tutto questo tempo in quanto ci vorranno circa due anni per la fecondazione dell'elefante, seguiti da una gravidanza della durata di seicento giorni.

(fonte: Daily Tech)

giovedì 13 gennaio 2011

Il satellite Planck dell'ESA scopre ammassi di galassie mai individuati prima d'ora

Dal Cor.Sera Scienze 11.01.2011 (versione online)

Lavoro in team sull'asse Bologna-Orsay. «Sfogliamo il firmamento come fosse un carciofo»

Quell'occhio (italiano) nello spazio
che svela gli ultimi segreti dell'universo

Il satellite Planck dell'Esa, un gioiello da 700 milioni, scopre ammassi di galassie mai individuati prima d'ora

 
La nuova mappa dell'universo tracciata grazie a Planck
La nuova mappa dell'universo tracciata grazie a Planck
E’ la fotografia dell’universo più dettagliata mai realizzata capace di rivelare mondi finora sconosciuti, una nuova visone del cosmo. A scattarla, sommando mesi di osservazioni, è stato il satellite Planck dell’Agenzia spaziale europea ESA con due strumenti: LFI, governato da Reno Mandolesi dell’Istituto nazionale di astrofisica a Bologna, e HFI da J. L.Puget dell’Institut d’Astrophysique Spatiale di Orsay (Francia). Il risultato è straordinario sia per l’insieme che mostra sia per i particolari che emergono dal buio cosmico e prima sconosciuti. Contemporaneamente trova risoluzione anche il mistero dell’ «emissione anomala a microonde» sulla quale da anni si concentravano senza successo gli astrofisici.
«CATALOGO» COMPLETO - La fotografia di Planck rivela una mappa del cielo che forma un catalogo visuale di migliaia di sorgenti freddissime rilevate grazie all’ampio spettro delle frequenze ora impiegate. «E’ il primo catalogo a tutto cielo a nove frequenze diverse, da 30 GHz a 857 GHz – precisa Reno Mandolesi – che racchiude le sorgenti della nostra galassia ed anche quelle extragalattiche. E’ un insieme di 15 mila sorgenti ed è un’assoluta novità che darà lavoro per anni a tutti i telescopi da Terra e dallo spazio».
GALASSIE IN EMBRIONE - Le immagini più impressionanti riguardano popolazioni di galassie che si stavano creando, degli embrioni insomma, da cui poi si generarono immense isole stellari mentre gli astri si coagulavano con una straordinaria velocità, da dieci a mille volte superiore a quella osservata nella nostra galassia. Queste isole celesti erano avvolte dalle polveri e solo grazie alle frequenze all’infrarosso si sono potute scoprire. «Così siamo riusciti a identificare 20 nuovi ammassi galattici, ammassi doppi, tripli e quindi di taglie gigantesche, mai intraviste in passato. Per il mistero delle emissioni anomale – continua Mandolesi - abbiamo finalmente visto con precisione di che si tratta: sono minutissimi granuli di polvere di dimensioni nanometriche che abbiamo ben misurato e analizzato nei loro spettri sciogliendo finalmente ogni enigma».
COME UN CARCIOFO - «Con Planck sfogliamo l’Universo come fosse un carciofo – aggiunge lo studioso bolognese con un’immagine chiarificatrice il lavoro effettuato con il satellite –. Abbiamo compiuto il primo sfoglio ed ora ci concentriamo sul secondo ancora più arduo e approfondito attraverso il quale riveleremo il volto dell’universo neonato appena 380 mila anni dopo il Big Bang da cui tutto ha avuto origine. E vedremo nei particolari ciò che fino adesso si poteva cogliere in modo incerto con altri satelliti».
SATELLITE FREDDO - Tutto ciò grazie al satellite più freddo mai costruito perché con diversi sistemi di raffreddamento (facendo ricorso anche all’elio liquido) la sua temperatura si mantiene a 230 gradi sotto lo zero centigrado mentre gli strumenti arrivano addirittura a cento millesimi di Kelvin. «Per la prima volta – spiega Enrico Saggese presidente dell’agenzia spaziale italiana ASI – gli strumenti di Planck oltre a ricevere la potenza dei segnali ne identificano anche la polarizzazione attraverso la quale si può decifrare lo sviluppo dell’universo. E il risultato è raccolto in nove mappe diverse ognuna delle quali relative alle diverse frequenze ricevute». La macchina è di straordinaria complessità e potrà lavorare ancora fino al 2012, cioè fino a quando le riserve di elio consentiranno il raffreddamento.
Il dettaglio di alcune delle galassie più antiche
Il dettaglio di alcune delle galassie più antiche
SUCCESSO ITALIANO - «L’Esa – prosegue Saggese - ha bandito una gara per la realizzazione degli strumenti rivolgendosi a chi aveva la tecnologia in grado di realizzarli e un progetto con gli scienziati capaci di indagare le nuove frontiere. L’Esa scegliendo l’Italia e il gruppo di ricercatori italiani guidati da Reno Mandolesi sottolinea la nostra capacità tecnologica e scientifica. L’Asi si è fatta carico della realizzazione dello strumento LFI finanziato assieme all’Inaf e costato 50 milioni euro. Nello stesso tempo abbiamo anche costruito una parte dello strumento francese. E’ stato un investimento nell’alta tecnologia che ora genera grandi scoperte scientifiche e permette ai nostri ricercatori di essere all’avanguardia. E’ solo in questo modo, cioè offrendo opportunità di alto livello in patria, che si evita la fuga dei cervelli. In secondo luogo bisogna riconoscere che senza innovazioni tecnologiche la scienza non può progredire». Il satellite Planck dell’Esa costato 700 milioni di euro è stato costruito da Thales Alenia Space nelle sedi di Cannes, di Torino e di Milano. Tra gli scienziati alcuni sono dell’università di Roma mentre a Trieste Andrea Zacchei dell’Inaf è responsabile del Data Processing Centre italiano dove sono raccolti i dati e che sono aperti e disponibili a tutta la comunità scientifica.

mercoledì 22 dicembre 2010

La particella che confuta Dio.

A Ginevra tra gli scienziati italiani che guidano tutti i progetti del Cern

«Questo è l'attimo (possibile)
in cui nacque l'Universo»

Bosone di Higgs, il primo indizio dal superacceleratore Lhc

(dal Corriere Scienze)

GINEVRA - La «particella di Dio» ha già un volto. «Potrebbe essere proprio il bosone di Higgs che cerchiamo» dice Guido Tonelli a capo dell'esperimento Cms, uno dei quattro installati nell'anello del superacceleratore Lhc al Cern di Ginevra. «Il segnale che abbiamo raccolto ha tutte le caratteristiche teorizzate - aggiunge Tonelli -. Una coppia di bosoni Z decadono e ciascuno emette due muoni. L'evento è stato ricostruito nei dati raccolti fino al mese di ottobre. Per la ricerca del bosone di Higgs si cercano, appunto, eventi con quattro muoni di questo tipo che però devono presentarsi in un numero ben maggiore. Quelli identificati sono troppo pochi e quindi sono considerati un fondo di misura. Però ciò che abbiamo visto ad un livello di energia di 200 GeV ci dice che siamo sulla strada giusta. E questo è importante per arrivare a destinazione».

Qualcosa di simile è stato rilevato pure nell'esperimento Atlas di Fabiola Gianotti, sempre all'Lhc, e anche al Tevatron americano. «Questo è uno dei tanti risultati già ottenuti nei mesi scorsi - nota Gianotti - i quali ci hanno mostrato, in brevissimo tempo, cioè nell'anno di attività dopo la riparazione dal guasto dell'autunno 2008, tutta la fisica conosciuta». Dal 6 dicembre il superacceleratore ginevrino è stato spento per un paio di mesi di manutenzione e così siamo potuti scendere nelle caverne degli esperimenti a cento metri di profondità. Finora l'energia massima raggiunta negli scontri fra le nuvole di protoni all'interno dell'anello è di 7 TeV, cioè la metà della potenza massima per la quale è stato progettato. «Ma il risultato già ottenuto - spiega Tonelli - è stato così importante e significativo che ci ha spinto a cambiare tutti i programmi di lavoro stabiliti. In pratica ci siamo resi conto che molti obiettivi potranno essere raggiunti a questo livello di energia o poco più, ad esempio 7,1 TeV, che è quello che si farà alla riaccensione».

Tonelli e Gianotti fanno parte dei 600 scienziati italiani dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) impegnati con la nuova macchina destinata a riprodurre le condizioni dell'Universo una frazione di secondo dopo il big bang dal quale ogni cosa ha avuto origine. Tutti i quattro esperimenti allestiti sull'anello sono diretti da italiani. Paolo Giubellino governa l'esperimento Alice e Pier Luigi Campana l'esperimento Lhcb. Lo stesso acceleratore con magneti superconduttori è stato costruito sotto la guida di Lucio Rossi. Inoltre, anche il direttore di tutta la ricerca del Cern, Sergio Bertolucci, è un fisico italiano. Insomma, la predominanza internazionale dei nostri scienziati delle alte energie è riconosciuta sul campo: alla guida degli esperimenti, infatti, si è eletti direttamente dai ricercatori del gruppo e sono complessivamente seimila di ogni nazionalità quelli coinvolti da Lhc. Tra loro c'è persino un migliaio di americani, invertendo, nella fisica, il flusso che di solito vede gli europei andare oltre Atlantico.

Ma intanto si sta già lavorando per migliorare le capacità di Lhc, potenziandole da 5 a dieci volte rispetto ad oggi. Il programma è stato appena approvato dal Consiglio del Cern e si è impegnati nella realizzazione dei primi elementi. «Sostituiremo alcune parti attuali - precisa Lucio Rossi - con altre di tecnologia più avanzata in modo da aumentare la cosiddetta luminosità dell'acceleratore, vale a dire il numero di collisioni che possono avvenire ogni secondo nello scontro tra i protoni. Questo significa accrescere considerevolmente le possibilità di scoperta. I primi prototipi dei nuovi elementi dell'anello saranno pronti nel 2013; poi si procederà alla costruzione di trenta magneti che rimpiazzeranno nel 2020 altrettanti vecchi elementi».
I test, iniziati lo scorso mese, fanno ricorso al nuovo superconduttore niobio-tre-stagno con il quale si è fabbricato un primo piccolo magnete.
Il tempo corre veloce al Cern, ormai diventato il più importante centro di ricerche nucleari del mondo; un primato che rimarrà tale presumibilmente per almeno un ventennio, grazie anche ai miglioramenti in corso.

Giovanni Caprara
21 dicembre 2010

sabato 11 dicembre 2010

Mano bionica: in progress.

Di fronte a un video simile (che risale a ormai un anno fa), che bisogno c'è di commentare?
Semplicemente, vi invito a visualizzare il filmato e condividere le emozioni che dà l'idea che un simile sentiero sia perseguito con tenacia.

domenica 5 dicembre 2010

DNA all'arsenico.

La Nasa ora ha il suo alieno: un batterio all'arsenico

di Cristiana Pulcinelli (L'Unità, 3 dicembre 2010)
 
Un batterio particolare, così particolare che potrebbe farci cambiare idea su cosa sia essenziale per la vita. Lo hanno trovato nei sedimenti di uno dei luoghi più inospitali della Terra, il Mono Lake, un lago estremamente salato e ricco di arsenico. Lo hanno portato in laboratorio e lo hanno nutrito con una dieta povera di fosforo e ricca di arsenico. E il batterio non solo è sopravvissuto, ma ha incorporato l'arsenico, che come tutti sanno è fortemente tossico per gli esseri viventi, in tutte le strutture biochimiche essenziali per la sua vita, dal DNA alle proteine.
ALTRI PIANETI La scoperta, finanziata dalla Nasa e condotta da un gruppo di ricercatori guidati da Felisa Wolfe-Simon, è stata pubblicata su Science Express. Tra gli scienziati coinvolti ci sono anche due astrobiologi famosi come Paul Davies e Ariel Anbar. Proprio da Davies e Anbar era nata qualche anno fa l'idea che la vita su altri pianeti potrebbe richiedere elementi chimici diversi da quelli che troviamo nelle forme di vita conosciute. Sappiamo infatti che la vita ha bisogno di sei elementi per esistere: carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, fosforo e zolfo. Ma, si sono chiesti gli scienziati, su un altro pianeta, con altre condizioni, potrebbe esistere una forma di vita diversa da questa? Una vita che, magari, al posto di uno di questi elementi ne ha un altro? Già nel 2009 era uscito un articolo dello stesso team sull'International Journal of Astrobiology in cui si ipotizzava che l'arsenico potesse sostituire il fosforo che, nella forma di fosfato, è presente in varie strutture come il DNA e l'ATP, la molecola che funziona da «carburante» delle cellule. Non solo, spiega Wolfe-Simon, «ipotizzavamo anche che un organismo di questo genere poteva essersi evoluto sulla Terra moltissimo tempo fa ed essere sopravvissuto in qualche luogo inusuale». Da queste premesse è nata la ricerca finanziata dal programma di astrobiologia della Nasa. Naturalmente il batterio, battezzato GFAJ-1 e che fa parte dei Gammaproteobatteri, suscita tanto interesse non solo perché è l'unico organismo visto finora sulla Terra che ha la doppia capacità di vivere e crescere sia con il fosforo che con l'arsenico, ma perché si pensa che le forme di vita su altri pianeti possano essere simili a lui. «Si tratta – ha commentato Paul Davies – di una forma di vita davvero aliena poiché appartiene a un albero della vita differente, con un'origine separata dalla nostra. Ma potrebbe essere l'indizio del fatto che esistono organismi ancora più strani». Una sorta di «biosfera ombra» parallela alla nostra e di cui ancora sappiamo molto poco. La cosa è tanto più interessante se si considera che sul nuovo numero di Nature è uscito un articolo in cui si sostiene che le galassie più antiche della nostra contengano una quantità di stelle rosse nane venti volte superiore a quelle presenti nella Via Lattea e dalla cinque alle dieci volte superiore a quanto stimato precedentemente. Secondo i ricercatori, questo potrebbe significare che vi siano trilioni di pianeti (un trilione equivale a un miliardo di miliardi) simili alla Terra e aumenterebbe le possibilità che esistano forme di vita nello spazio infinito. Ma c'è anche qualcuno che ricorda l'abilità della Nasa nel mettere in moto il mondo della comunicazione quando ci sono in gioco i fondi per la ricerca. In questo caso, i tempi stringono. Nel blog The Great Beyond sul sito di Nature si trova un articolo in cui si ricorda che il 3 dicembre, ovvero oggi, decade una risoluzione che congela i fondi alla Nasa ai livelli del 2010. Ora il Congresso degli Stati Uniti dovrà decidere quanto e per quanto tempo vorrà finanziare l'ente spaziale americano.
L'Unità - 3 dicembre 2010.
La notizia sul sito della NASA è qui.

giovedì 2 dicembre 2010

Il mantello dell'invisibilità che agisce nello spazio-tempo (da Il Corriere della Sera Scienze)

Nasconde gli eventi e non gli oggetti

Il mantello dell'invisibilità
che agisce nello spazio-tempo

Alberto Favaro, co-autore dello studio: «È un mantello elettromagnetico che agisce nello spazio e nel tempo»

Studi sul mantello dell'invisibilità
Studi sul mantello dell'invisibilità
BRUXELLES
- Il mantello che rende invisibili gli eventi è un’intuizione reale. L’Imperial College di Londra ha studiato un blocco di materiale che avvolgendo una persona può nasconderne i movimenti. Alberto Favaro lavora presso il dipartimento di Fisica dell’Imperial College: «Un uomo per strada è coperto dal mantello spazio-temporale e saluta con la mano. Il suo gesto sarà invisibile a chi osserva. L’uomo sembrerà fermo per tutto il tempo. Otteniamo l’invisibilità dell’evento manipolando la velocità della luce».
LUCE - Favaro ha collaborato al progetto del mantello spazio-temporale con Martin McCall, Paul Kinsler, del suo stesso istituto e Allan Boardman, dell’Università inglese di Salford. «Normalmente noi vediamo un individuo o un oggetto perché la luce gli va contro e viene riflessa», continua Favaro. «Se, però, manipoliamo la velocità della luce e illuminiamo l’uomo solo prima e dopo il compimento di un’azione, abbiamo eliminato la frazione di tempo in cui ha agito. La velocità della luce che arriva nei materiali può essere manipolata a differenza di quella nel vuoto».
MANTELLI DIVERSI - Lo studio britannico a cui ha partecipato Favaro è stato pubblicato sul Journal of Optics che si occupa di tutti gli aspetti della ricerca nell’ottica. Il mantello è diverso da un altro progettato sempre presso l’Imperial College e presentato alla Commissione europea di Bruxelles all’interno del progetto Phome. Esistono blocchi di materiale che rendono gli oggetti tridimensionalmente invisibili, come in Phome vengono utilizzati metamateriali che curvano le onde luminose donando l’invisibilità all’oggetto. «Negli altri studi la persona è sempre invisibile perché sono mantelli che agiscono nello spazio», spiegao Favaro. «Noi, invece, tagliamo una scena della sua vita con un mantello elettromagnetico che agisce sia nello spazio che nel tempo. È appunto spazio-temporale».
ILLUSIONE DEL TELETRASPORTO - Nell’articolo del Journal of Optics si fa cenno al teletrasporto modello Star Trek. «Come in un film di cui si tagliano dei fotogrammi», indica Favaro, «se l’uomo si sta muovendo e il suo spostamento è invisibile, quando riappare in un punto diverso c’è l’impressione che si sia mosso da un luogo a un altro istantaneamente. Sembra che sia stato teletrasportato, ma è solo un’illusione».

Giovanni de Paola (per Corriere della Sera Scienze)
26 novembre 2010 (ultima modifica: 28 novembre 2010)

lunedì 13 settembre 2010

Universi Paralleli: G-SPEAK

Tecnologie di comune impiego in Metaversi lontani, nel nostro sono regolati dall’economia di scala del sistema. Da noi, insomma, il futuro è una funzione del budget disponibile, più che dello scorrere del tempo. In altre parole, se non abbiamo ancora un’applicazione o una tecnologia, se nel nostro immaginario essa è “avveniristica”, la domanda corretta non è “quanto tempo ci vorrà per averla”, ma “quanto denaro”.
Ecco un esempio.
La californiana Oblong ha messo a punto (e non da ieri), e sta sviluppando ulteriormente, G-Speak, il primo sistema operativo in tre dimensioni. Guardate il filmato (con l’occasione ho il piacere di fare un po’ di pubblicità a VIMEO, piattaforma audio-video di gran lunga superiore a You Tube in termini di resa sonora).



Il sistema G-Speak è stato realizzato già da un paio d’anni, e l’azienda lo sta ulteriormente perfezionando sottoforma di varie applicazioni commerciali.
Grazie a guanti dotati di sensori e speciali telecamere, questo rivoluzionario sistema consente di interagire con molteplici ambienti, tramite il semplice movimento delle mani nell’aria, senza toccare la superficie del display. Non è insomma uno dei tanti touch-wall o touch-screen in circolazione.
Vi ricorda… qualcosa?

domenica 5 settembre 2010

Hawking: "Non fu Dio a creare l'universo"

(da Repubblica Scienze 3 settembre 2010)

La teoria nel nuovo libro dello scienziato: "Il Big Bang deriva solo dalle leggi della fisica". Molte reazioni dei teologi, dopo questo annuncio, alla vigilia della visita del Papa - dal nostro corrispondente Enrico Franceschini.

Hawking: "Non fu Dio a creare l'universo"

LONDRA - L'universo ha bisogno di un Creatore? "No". La perentoria risposta arriva dal professor Stephen Hawking, l'astrofisico più famoso del mondo, considerato da molti l'erede di Newton, del quale ha per così dire ereditato la prestigiosa cattedra all'università di Cambridge. In un nuovo libro che esce in questi giorni, l'autore del best-seller internazionale Dal Big Bang ai buchi neri sostiene, sulla base di nuove teorie, che "l'universo può essersi creato da sé, può essersi creato dal niente" e dunque "non è stato Dio a crearlo".
La sua affermazione occupava ieri tutta la prima pagina del Times di Londra, come una sfida, l'ennesima, della scienza alla religione. "Così come Darwin ha smentito l'esistenza di Dio con la sua teoria sull'evoluzione biologica della nostra specie", commenta Richard Dawkins, biologo difensore dell'ateismo, "adesso Hawking la nega anche dal punto di vista della fisica". Nel suo libro più famoso, l'astrofisico aveva cercato di spiegare che cosa accadeva "prima" del Big Bang, ossia prima che nascesse il tempo, lasciando il quesito irrisolto. Il capitolo conclusivo conteneva un ragionamento che alcuni interpretarono come l'idea che Dio non fosse incompatibile con una comprensione scientifica dell'universo: scoprire cosa c'era prima Big Bang, arrivare a una "completa teoria" dell'universo - scriveva Hawking - "sarebbe il più grande trionfo della ragione umana, perché a quel punto conosceremmo la mente di Dio".
Ma nella sua nuova opera, intitolata The Grand Design (Il grande disegno o progetto) e scritta insieme al fisico americano Leonard Mlodinow, lo scienziato offre la risposta: anziché essere un evento improbabile, spiegabile soltanto con un intervento divino, il Big Bang fu "una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica". Scrive Hawking: "Poiché esiste una legge come la gravità, l'universo può essersi e si è creato da solo, dal niente. La creazione spontanea è la ragione per cui c'è qualcosa invece del nulla, il motivo per cui esiste l'universo, per cui esistiamo noi". Nel libro, lo studioso predice inoltre che la fisica è vicina a formulare "una teoria del tutto", una serie di equazioni che possono interamente spiegare le proprietà della natura, la scoperta considerata il Santo Graal della fisica dai tempi di Einstein.
E' tuttavia la sua asserzione che Dio non ha creato l'universo, e dunque non esiste, a suscitare eco e polemiche. "Se uno ha fede", osserva il professor George Ellis, docente di matematica applicata alla University of Cape Town, "continuerà a credere che sia stato Dio a creare la Terra, l'Universo o perlomeno ad accendere la luce, a innescare il meccanismo che ha messo tutto in moto, prima del Big Bang o del presunto nulla che lo ha preceduto". Ma il campo dell'ateismo accoglie la pubblicazione del libro di Hawking come una vittoria della ragione e della scienza, da celebrare a due settimane dalla visita in Inghilterra di papa Benedetto XVI, che non sarà per niente d'accordo con Hawking.
Nel nuovo libro, l'astrofisico rivela che il riferimento alla "mente di Dio" nel suo precedente volume sul Big Bang era stato male interpretato. Hawking non ha mai creduto che scienza e religione fossero conciliabili. "C'è una fondamentale differenza tra la religione, che è basata sull'autorità, e la scienza, che è basata su osservazione e ragionamento", conclude. "E la scienza vincerà perché funziona".

(03 settembre 2010)

sabato 21 agosto 2010

Cara, vecchia luna.

Come immagine di questo Blog, non può non interessarci la sorte del nostro satellite.
Riporto video e articolo pubblicati ieri da Repubblica in merito al suo invecchiamento, e all’allontanamento dalla Terra su cui si potrebbero pronunciare facili ironie.



Le prime rughe sulla faccia della Luna
Studio su Science: le "pieghe" sulla crosta sono l'effetto del raffreddamento interno dell'astro. La Nasa: si rimpiccolisce e mostra segni di "invecchiamento" sulla superficie
di ELENA DUSI, Repubblica 20 agosto 2010

Anche la Luna invecchia. Si rimpicciolisce e si riempie di rughe, ma se il passare dei miliardi di anni scalfisce la sua superficie, non per questo il cerchio luminoso perde di grazia ai nostri occhi. Per osservare la contrazione del suo raggio (cento metri su un totale di 1.700 chilometri) c'è stato infatti bisogno di una missione Nasa.
Una missione studiata per cogliere ogni dettaglio delle dimensioni di un metro sulla superficie del satellite. Gli apparecchi a bordo della Lunar Reconnaissance Orbiter (la sonda Lro che da giugno 2009 è in orbita attorno alla Luna) hanno notato che la contrazione del raggio produce un effetto secondario sulla superficie.
Le faglie di cui è composta la crosta si ritrovano troppo strette una contro l'altra, iniziano a spingere e creano dei rigonfiamenti che ricordano le immagini della grande muraglia cinese ripresa dai nostri satelliti artificiali.
A notare le "rughe" della Luna furono per prime le missioni Apollo 15, 16 e 17 all'inizio degli Anni 70. Ma non diedero troppo peso a quelle cicatrici, anche perché le loro osservazioni restarono limitate a un quinto della superficie vicino all'equatore.
La sonda della Nasa ora ha scoperto altri 14 di questi rigonfiamenti - lunghi poche decine di chilometri e alti un centinaio di metri - distribuiti lungo tutta la superficie del satellite. "Sono l'effetto del raffreddamento dell'interno della Luna e risalgono a tempi relativamente recenti" spiega Thomas Watters, lo scienziato della Smithsonian Institution che firma con altri colleghi uno studio oggi su Science.
Quando usa la parola "recenti", Watters non riesce a precisare la data della comparsa delle prime rughe sul viso della Luna. Si limita a escludere che ciò sia avvenuto oltre un miliardo di anni fa (circa un quinto dell'età del satellite), epoca in cui il raffreddamento progressivo del nucleo fece cessare del tutto l'attività vulcanica.
Da quel momento solo l'impatto con i meteoriti ha modificato l'aspetto esterno della Luna. E il fatto che i rigonfiamenti si siano presentati agli occhi della sonda Nasa con crinali aguzzi, pareti ripide e nessun segno di collisione con altri corpi celesti ha spinto gli scienziati a classificare le "rughe" come molto recenti.
Il passaggio da una fase liquida e ribollente a un progressivo raffreddamento, e quindi al ridursi delle dimensioni, non è d'altronde un fenomeno limitato al nostro satellite. Anche Mercurio e Marte hanno la superficie solcata da rigonfiamenti simili a quelli appena scoperti da Lro, ma molto più alti: fino a un chilometro di quota.
Su uno di questi crinali, frutto delle spinte tettoniche di una Luna sempre più anziana, si arrampicarono anche due astronauti di Apollo 17, Eugene Cernan e Harrison Schmitt. Era il 1972: l'ultima visita dell'uomo all'astro grazioso. Da allora, oltre che rimpicciolirsi, raffreddarsi e raggrinzirsi, la Luna si sta anche allontanando da noi al ritmo di quasi 4 centimetri l'anno.

sabato 31 luglio 2010

UNIVERSI PARALLELI: Sete d'energia.

Oggi, nelle cronolinee più lontane della serie FIN, caratterizzate dall’affermazione, come potenza mondiale unica, dei popoli nordici (corrispondenti più o meno alle nostre Scandinavia e Groenlandia, ma con un’isola derivante da una zolla sub-continentale aggiuntiva, abitata da una popolazione di ceppo linguistico asiatico) ci giunge notizia che è stata dismessa l’ultima centrale termoelettrica tradizionale a carbone. Si trovava in Giappone (che in questi Metaversi è un regno a basso sviluppo tecnologico), e verrà trasformata in un museo. Sui quotidiani di quei mondi è dato grande spazio alla vicenda.
Nel nostro Universo, come mostrano i due esempi seguenti, dobbiamo accontentarci di briciole di tecnologia, che in barba ai proibizionisti del traffico intermondiale ci arrivano grazie ad hacker in grado di scaricare qualche manuale tecnico dai siti delle aziende produttrici degli altri mondi. Un tipo di spionaggio industriale quanto mai benvenuto.

Presso Venezia la prima centrale elettrica al mondo alimentata a idrogeno.
L'impianto Enel da 16 megawatt si basa su un ciclo combinato per produrre energia e calore.

FUSINA (Venezia) - La prima centrale elettrica di dimensioni industriali alimentata a idrogeno al mondo è entrata in funzione lunedì 12 luglio a Fusina, in provincia di Venezia. L'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, il governatore del Veneto, Luca Zaia, e il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni hanno inaugurato l'impianto. La scelta di Fusina come sede della sperimentazione è dovuta alla presenza della centrale termoelettrica a carbone e del vicino polo petrolchimico di Marghera che ha fornito le materie prime. L'impianto, con una potenza di 16 Mw, si basa su un ciclo combinato in cui un turbogas viene alimentato con idrogeno per produrre energia elettrica e calore. Il turbogas è equipaggiato con un a camera di combustione sviluppata per essere alimentata con idrogeno, senza emissione di CO2 e con bassissime emissioni di ossidi di azoto. L'energia termica liberata dalla combustione viene convertita in energia elettrica nella turbina a gas, sviluppando una potenza di circa 12 Mw, mentre i fumi di scarico sono costruiti esclusivamente da aria calda e vapore acqueo. L'impianto ha richiesto un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro.
IMPIANTO - Il rendimento del ciclo viene aumentato sfruttando il calore presente nei fumi di scarico per produrre vapore ad alta temperatura che, inviato alla centrale a carbone esistente, produce ulteriore energia per una capacità aggiuntiva di circa 4 Mw, con un rendimento elettrico complessivo pari al 41,6%. L' impianto è in grado di produrre 60 milioni di kilowattora all'anno e può soddisfare l'esigenza di 20 mila famiglie, evitando l'emissione di 17 mila tonnellate di anidride carbonica. Dopo un'ampia sperimentazione, concordata con Regione Veneto, Provincia e Comune di Venezia, la centrale è in grado di utilizzare in piena sicurezza 70 mila tonnellate di combustibile derivato dalla raccolta differenziata e dal trattamento dei rifiuti solidi urbani (Cdr). È l'equivalente dei rifiuti prodotti da 300 mila persone: usando al posto del carbone il Cdr per alimentare le caldaie della centrale, ne viene recuperato il contenuto energetico ed evitata la messa in discarica, risparmiando emissioni di CO2 pari a circa 60 mila tonnellate all'anno.
«UNA PERLA» - Si tratta di una «perla ingegneristica unica al mondo. Utilizza idrogeno anche se per il momento questa tecnologia è 5-6 volte più costosa di un impianto normale. Per questo non dobbiamo smettere di investire in Ricerca e sviluppo», ha sottolineato l'ad dell'Enel Fulvio Conti.

Corriere Scienze 12 luglio 2010 (ultima modifica: 15 luglio 2010)

La maxi centrale di Archimede.
Energia dagli specchi ustori. Primo impianto al mondo che funziona anche di notte. Soddisfa 4 mila famiglie.
PRIOLO (Siracusa) — Nasce la «fattoria del sole». A Priolo, nella conca di Augusta, simbolo con Melilli del triangolo industriale siracusano e del polo petrolchimico più grande d'Europa che vede la massima concentrazione di raffinerie, è partita la riscossa verso l'energia del futuro: pulita e rinnovabile. Giovedì 15 luglio è stata inaugurata a Priolo Gargallo la centrale solare termodinamica «Archimede», prima al mondo a utilizzare la tecnologia dei sali fusi integrata con un impianto a ciclo combinato.
INCENTIVI ALLE FONTI RINNOVABILI - Una giornata importante, che coincide anche con l'annuncio che il governo ha ripristinato nella Manovra il sistema degli incentivi alle fonti rinnovabili, dato dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. A dieci anni dall'intuizione di Carlo Rubbia poi sviluppata dai ricercatori dell'Enea e successivamente industrializzata dall'Enel, prende così corpo un progetto, che nato sulla spinta della crisi energetica degli anni '80 portò alla costruzione di diverse centrali solari, tuttora in funzione nel deserto della California, il cui funzionamento è caratterizzato dall'utilizzo di specchi parabolici lineari per concentrare e riflettere la luce solare su tubi in cui scorre olio minerale (l'olio si riscalda e incanalato in una caldaia dove l'acqua si trasforma in vapore ad alta pressione e aziona le turbine per la produzione di energia elettrica).
LA FATTORIA DEL SOLE - Ma la nuova centrale di Priolo, la «fattoria del sole», per dirla con l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, costituisce una novità assoluta a livello mondiale, dal momento che prevede l'uso di sali fusi (ricavati da fertilizzanti) come fluido termovettore, ed è anche la prima al mondo a integrare un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico per la produzione di energia elettrica. Non solo. «Archimede» (il cui nome è anche un omaggio al grande fisico e matematico che oltre 2.200 anni fa con i suoi «specchi ustori» incendiò le navi romane e salvò Siracusa dall'assedio nemico) ha una caratteristica che la rende unica: è in grado di raccogliere e conservare per molte ore, lungo i suoi 5 chilometri e mezzo di tubi speciali che corrono attraverso 30mila metri quadri di specchi collettori parabolici, l'energia termica del sole per poter generare elettricità anche di notte o con il cielo coperto.
«La capacità dell'impianto, costato circa 60 milioni, è di 5 megawatt, considerando un funzionamento di circa 3mila ore all'anno. Un livello in grado di soddisfare il fabbisogno di 4mila famiglie », ha spiegato Conti. Che comunque riconosce «un costo per kilowattora superiore di almeno cinque o sei volte rispetto all'energia prodotta con le fonti fossili convenzionali». «In questo caso, però, con un risparmio di 2.100 tonnellate di petrolio all'anno e riducendo le emissioni di anidride carbonica per circa 3.250 tonnellate». Insomma, come dice Conti: «Un altro passo per il raggiungimento di un sogno: avere energia abbondante a basso costo e soprattutto sostenibile ».
Gabriele Dossena.

Corriere Scienze 15 luglio 2010 (ultima modifica: 20 luglio 2010)

martedì 27 luglio 2010

«Possibile viaggiare nel tempo»

La chiave nella fisica quantistica. Possibili applicazioni per i computer del futuro.
Si avvicina il sogno più antico. «Possibile viaggiare nel tempo»
Una nuova teoria prevede il «teletrasporto» all’indietro di particelle alla condizione originaria

di Giovanni Caprara, Corriere della Sera Scienze, 25 luglio 2010 (ultima modifica: 26 luglio 2010)


MILANO — I viaggi nel tempo colpiscono di nuovo la mente degli scienziati che cercano, soprattutto attraverso la nuova fisica, di trovare risposte; almeno teoriche si intende. A intrigarli di più, per certi aspetti, sembrano essere i balzi del passato, forse sedotti da Mark Twain che aveva voluto compiere un viaggio nel Medioevo con il suo Un americano alla corte di re Artù. Per i ricercatori, in tal caso comunque, non si tratta di un vuoto, seppur affascinante, esercizio di fantasia. Seth Lloyd del Mit di Boston alla guida di un gruppo internazionale di studiosi che include pure due italiani (Lorenzo Maccone e Vittorio Giovannetti), ha dimostrato con una sofisticata ma corretta spiegazione come in effetti una viaggio a ritroso nel tempo sarebbe affrontabile.
Rispetto a molti altri tentativi teorici sin qui compiuti, Lloyd aggiunge maggior credibilità perché fa ricorso a un «effetto» prima ignorato. Vediamo come. Egli parte dal teletrasporto, ben noto ai più grazie a Star Trek dove le persone sono trasferite da un luogo all’altro istantaneamente (in laboratorio, comunque, qualche fotone è già stato teletrasportato) e dalla meccanica quantistica. Ma il trucco sta nel far intervenire l'«effetto di postselezione» che, semplificando, è un modo diverso di giocare le carte a disposizione. Grazie ad esso solo le particelle che sono state teletrasportate potrebbero essere riportate indietro nella condizione originaria, facendo così compiere un viaggio a ritroso pure nel tempo.
Il ricorso allo strano «effetto» permette agli scienziati alcuni vantaggi come far entrare in scena la gravità senza però incorrere nei problemi posti dai viaggi temporali ipotizzati finora legati alla teoria della relatività. In tal caso si richiedeva una ben più ardua deformazione sia dello spazio che del tempo. In secondo luogo aggira un paradosso molto famoso noto come il «paradosso del nonno», in cui si immagina di tornare nel passato e di uccidere il nonno e ciò, appunto, è paradossale perché impedirebbe la nascita dell'assassino.
Ma il nuovo tentativo teorico finalizzato ad immaginare una macchina del tempo nasconde, in realtà, un valore aggiunto forse ancora più affascinante e che rappresenta la grande sfida che da decenni, almeno dall’epoca di Einstein, tortura i fisici. È il sogno di unire insieme la meccanica quantistica e le leggi della relatività per arrivare all'ambitissima «teoria del tutto», vale a dire ad un'unica, semplice, legge universale che unifica tutte le altre semplificando la descrizione del mondo.
Oltre all'eccitante frontiera della conoscenza c'è inoltre un intento più concreto. L'effetto di post-selezione impiegato dal professor Lloyd è alla base delle ricerche sul computer quantistico di cui si incominciano a intravedere all'orizzonte alcune possibilità e che quando si materializzerà sconvolgerà di nuovo la nostra vita. Simile prospettiva informatica, ovviamente, non era stata considerata nella Macchina del tempo che H.G. Wells scriveva nel 1885 per farci viaggiare nel futuro portandoci sino all'anno 802.701. Ma paradossalmente, se l'«effetto post-selezione» del professor Lloyd funzionasse davvero aprirebbe entrambe le porte, quelle del passato e del futuro. Ce n'è abbastanza, intanto, per far correre la fantasia.

(Ringraziamo Luana Ciffolilli per la segnalazione di questo articolo)

domenica 18 luglio 2010

UNIVERSI PARALLELI: Solar Impulse.

Con questo post, nel Blog delle "Notizie" inauguriamo oggi la rubrica dedicata alle tecnologie che, accidentalmente cadute per contingenza spazio-temporale nella cronolinea in cui viviamo, nella quale sono rimaste relegate al livello di ricerca teorica o sperimentazione di nicchia, hanno trovato degna applicazione di massa in altri universi, talora (ma non sempre, in effetti) più fortunati del nostro. Cominciamo dunque dai velivoli a propulsione solare, che hanno ricevuto il pittoresco epiteto di "impulso solare".
Nei Metaversi da NNL08769 a NAA 22309 (ovvero un’intera fascia di U.P. contigui secondo la classificazione Troccoli-Bertrand, n.d.r.) il volo solare supersonico di linea collega stabilmente New London (corrispondente a Parigi) a Orange Dam (corrispondente a New York, ma un po’ più ad ovest) in tre ore scarse. Chi vi scrive sta seriamente meditando di trasferirsi in quella zona intermondiale, escludendo un paio di mondi a rischio di terza guerra mondiale superiore al nostro.
Da noi (Metaverso USA000019) la situazione è invece quella descritta qui di seguito.


(da Repubblica online 8 luglio 2010)

GINEVRA - Il velivolo a propulsione solare elvetico Solar Impulse Hb-Sia è atterrato stamattina (8 luglio, n.d.r.) a Payerne, nella Svizzera occidentale, dopo un volo di circa 26 ore, ricorrendo esclusivamente all'energia del sole. L'aereo sperimentale, decollato ieri mattina (7 luglio, n.d.r.) alle 06:51 sempre dall'aerodromo di Payerne, è atterrato questa mattina alle 09:00, dopo essere riuscito a volare tutta la notte grazie all'energia accumulata durante il giorno.
"Per la prima volta un aereo solare è stato in grado di volare un giorno e una notte senza interruzione nè carburante - ha commentato l'ideatore del progetto, Bertrand Piccard - Oggi Solar Impulse ha dimostrato che la sfida è possible". Piccard è già entrato nella storia dell'aeronautica per essere stato il primo a compiere il giro del mondo senza scalo a bordo di un pallone aerostatico.
"E' stato un volo meraviglioso, meglio del previsto", ha aggiunto il direttore di volo Claude Nicollier. Il pilota Andre Borschberg, costretto a rimanere sveglio tutta la notte in assenza del pilota automatico, dopo oltre 22 ore in volo è "in ottima forma sia fisica che psicologica".
Il prototipo, che ha le ali coperte da 12mila celle fotovoltaiche, capaci di alimentare quattro motori elettrici, è decollato ieri mattina. Ieri sera gli organizzatori avevano deciso di proseguire il volo per tutta la notte, visto che le batterie erano abbastanza cariche da durare fino alla mattina.
Solar-impulse Hb-Sia, che aveva compiuto il suo primo storico volo il 7 aprile e ha quindi alle spalle diverse missioni sperimentali, ha superato gli 8.500 metri di altitudine e ha raggiunto gli 8.700 metri ieri pomeriggio per poi scendere a 1.500 metri nella notte e continuare a volare grazie all'energia accumulata durante il giorno.
Obiettivo finale del Progetto Solar-Impulse è di compiere il giro del mondo a tappe, con un nuovo aereo. Il Solar Impulse Hb-Sia ha un'apertura alare paragonabile a quella di un Airbus A-340(63,4 metri) ed il peso di un'automobile (1.600 kg).

mercoledì 27 gennaio 2010

Ben 115 anni or sono...

Il 25 gennaio di 115 anni fa, ovvero nel 1895, il fisico tedesco Wilhelm Röntgen aveva scoperto raggi del tutto nuovi che avrebbe chiamato raggi X (semplicemente perché non ne conosceva l'origine). Una delle loro applicazioni piu’ comuni è in radiologia, ma anche nello studio del cosmo, delle stelle e dei buchi neri. I dieci anni della missione XMM Newton in questa puntata di Space, a cura dell'ESA. Il filmato (durata: 8 minuti) è visibile qui.

sabato 23 gennaio 2010

Missione ExoMars in partenza nel 2016.

ESA e NASA hanno rivolto ai ricercatori di tutto il mondo l'invito a contribuire con proprie proposte inerenti la missione congiunta diretta verso Marte, la ExoMars Trace Gas Orbiter (foto). La navetta, il cui lancio è attualmente previsto per il 2016, sarà prevalentemente utilizzata per lo studio dei componenti più rarefatti dell'atmosfera marziana, fra i quali le misteriose tracce di metano che potrebbero indicare la presenza di vita su Marte.
Chiarire se vi sia mai stata o se tuttora possa esservi vita sul pianeta è una delle più stimolanti sfide scientifiche dei nostri tempi. Entrambe le missioni previste dal programma ExoMars hanno questo ambizioso obiettivo.
La prima navetta ad essere inviata sarà la Trace Gas Orbiter, che l'ESA assemblerà e la NASA invece lancerà.
Attualmente, entrambe le agenzie spaziali hanno diffuso un Announcement of Opportunity con cui invitano tutti i ricercatori a proporre strumenti da inserire nella missione. Tutte le proposte saranno quindi valutate e alle equipe vincitrici verranno assegnati i compiti di assemblare l'effettivo macchinario.
Uno Joint Instrument Definition Team è stato nominato allo scopo di definire il carico ammissibile sulla base della tecnologia attuale, ma il passaggio dal progetto alla realtà sarà opera della comunità scientifica. “Siamo aperti a qualunque proposta di strumento che sia in grado di aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi scientifici” ha dichiarato Jorge Vago, Project Scientist dell'ExoMars.
La priorità della missione sarà la mappatura delle tracce gassose nell'atmosfera marziana, fino all'individuazione di concentrazioni di entità chimiche dell'ordine di poche parti per milione. Fra i vari gas, uno soprattutto mostra una particolare importanza: il metano. La sua presenza su Marte è stata assodata nel 2003, ed è considerato un potenziale ‘biomarker’, ovvero un gas attivamente prodotto nei cicli biologici. Capire se il metano provenga dalla vita o da processi geologici e vulcanici è un obiettivo primario. “Il metano è l'ago della bilancia su cui costruire la conoscenza scientifica di Marte” ha anche dichiarato Vago.
Un altro mistero è rappresentato dall'osservazione che il metano si concentra in tre sole zone del pianeta (foto), per poi scomparire dall'atmosfera più rapidamente di quanto atteso dai ricercatori. Questo indicherebbe un meccanismo di esaurimento sconosciuto e molto più potente di qualunque processo noto sulla Terra, e potrebbe anche implicare un processo di produzione tanto più veloce da aver prodotto così grandi quantità iniziali di gas.
(Fonte: ESA - traduz. F.T.)

martedì 12 gennaio 2010

Da domani a Roma il Festival delle Scienze!

Sotto l’accattivante segno del tema di questa V edizione, ovvero “Tra possibile e immaginario”, si aprirà fra poche ore (mercoledì 13 gennaio) il Festival delle Scienze di Roma, che si chiuderà domenica 17.
Anche quest’anno la manifestazione, di cui Margherita Hack ha dato qualche anticipazione nell’intervista sul quotidiano Terra dello scorso 2 gennaio (rintracciabile qui) vedrà un programma ricco di eventi e di ospiti di fama internazionale.
Fra questi ultimi citiamo il ricercatore della Nasa David Wolpert, il fisico e divulgatore Enrico Bellone, gli informatici Robert Cailliau (co-ideatore del World Wide Web) e Nicholas Negroponte, noto per la sua attività nel campo no-profit. E poi ancora studiosi di scienze umane come l’economista Brian Arthur e lo storico della scienza George Dyson, il biochimico Cameron Neylon e il responsabile di Observa-Scienza e Società Massimiliano Bucchi, il filosofo (nonché uno dei 5 migliori giocatori di videogame al mondo) Peter Ludlow, la virologa, vincitrice del premio Scientific American 50 (tra le prime a individuare il virus dell’Aviaria) Ilaria Capua e naturalmente la stessa Margherita Hack.
Agli appassionati di fantascienza che ci seguono, non si può non consigliare l'anteprima video National Geographic "Living on Mars (aka Terraforming Mars) - Marte terra promessa", che si preannuncia stimolante.
Il calendario completo della manifestazione è disponibile nel sito dell’Auditorium Parco della musica, consueta sede del Festival.
Sarà ovviamente presente anche quest’anno il Corner per la diretta di Radio 3.
La presentazione ufficiale della manifestazione è qui.
A presto per eventuali aggiornamenti.

mercoledì 30 dicembre 2009

Una insidiosa teoria chiamata evoluzione.

"L’evoluzionismo non è una teoria scientifica, ma una filosofia, un modo di vedere il mondo. Ancora nessuno è riuscito a dimostrare la sua validità". Che differenza c'è fra quest'affermazione, prodotta dal vicepresidente del CNR Roberto De Mattei, e le parole rese celebri dalla scena del processo nel capolavoro "Il Pianeta delle Scimmie"? Nella sua arringa contro la teoria evoluzionista durate il processo contro l'alieno essere umano interpretato da Charlton Heston, il dottor Zaius denuncia gli "scienziati perversi che avanzano una insidiosa teoria chiamata evoluzione" ("perverted scientists who advance an insidious theory called evolution", al min. 3'40'' del filmato seguente).
Guardate il fimato e poi leggete l'articolo pubblicato su Repubblica lo scorso 23 dicembre. Due giorni prima della "festa del sole" che viene spacciata come la nascita del cristo.
Ancora una volta la fantascienza ci viene in aiuto (profeticamente in questo caso, visto che il film è del 1968) nella rappresentazione dei problemi della società reale. Perché al vertice del supremo istituto della scienza e della ricerca c'è un integralista anti-scientifico che dichiara la sua sintonia con le strampalate e nocive idee del papa?
Non so voi, ma io non ne posso più di queste "scimmie".


Repubblica 23.12.09
Il vicepresidente del Cnr De Mattei risponde alle polemiche sul creazionismo
"Credo alla Bibbia e non a Darwin" - intervista di Leopoldo Fabiani

L’evoluzionismo non è una teoria scientifica, ma una filosofia, un modo di vedere il mondo. Ancora nessuno è riuscito a dimostrare la sua validità". Incurante delle critiche che gli sono precipitate addosso da ogni parte Roberto De Mattei, storico del Cristianesimo e vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche, non deflette. L´uscita del volume Evoluzionismo. Il tramonto di un´ipotesi, che raccoglie gli atti di un seminario da lui organizzato nel febbraio scorso, e pubblicato con il contributo (9.000 euro) del Cnr, ha scatenato parecchie reazioni. Le tesi creazioniste sostenute da De Mattei, hanno detto scienziati come Piergiorgio Odifreddi, Nicola Cabibbo, Telmo Pievani, non hanno nulla a che vedere con la ricerca scientifica e non dovrebbero godere di finanziamenti pubblici (già così scarsi). E ora De Mattei, che crede fermanente nella "discussione aperta" vuole replicare al fronte dei suoi avversari.
Professore, è giusto che il Cnr finanzi delle iniziative che secondo la comunità scientifica si basano su teorie infondate?
«Il contributo finanziario è stato minimo ed è servito allo scopo, che era quello di aprire una discussione su idee che altrimenti sarebbero passate sotto silenzio. Ora tutti si concentrano su questo aspetto e nessuno vuole discutere nel merito i contributi del libro».
Ma la comunità degli scienziati non ritiene che le idee creazioniste abbiano una base scientifica. Per questo non le vuole discutere. Sarebbe come, si dice, mettere ogni giorno in discussione l´acquisizione che è la terra a girare intorno al sole e non viceversa.
«Io credo che la scienza debba procedere per tentativi, errori e confutazioni. Quindi gli scienziati non dovrebbero atteggiarsi a casta intoccabile e invece aprirsi alle idee critiche. Invece non vogliono nemmeno esaminare i contributi scientifici che abbiamo portato nel nostro seminario. Perché la messa in discussione delle teorie darwiniane ha solide basi scientifiche, lo ripeto. Mentre la verità è che nessuno finora è riuscito a dimostrare la teoria evoluzionistica. Che è una vera e propria posizione filosofica, basata cioè su convinzioni generali di fondo e non su evidenze sperimentali».
E come spiega allora che gli scienziati "evoluzionisti" hanno ognuno una propria idea del mondo che può essere classificata atea, marxista, postmoderna, cristiana o buddista, mentre i "creazionisti" sono tutti cristiani?
«Guardi, per questo apprezzo la coerenza di Odifreddi, quando dice che dall’evoluzione così com´è spiegata da Darwin consegue che non esiste il peccato originale e quindi la venuta di Cristo sulla terra non ha senso. Mentre trovo incredibilmente incoerente che ci si possa dichiarare cristiani ed evoluzionisti. E mi chiedo come uno scienziato su queste posizioni come Cabibbo possa presiedere la Pontifica accademia delle Scienze».
Ma oggi la chiesa non ha più un atteggiamento di condanna verso le teorie darwiniane. Lei vorrebbe dare lezioni di coerenza anche alle gerarchie ecclesiastiche?
«Senza dubbio in alcuni ambienti ecclesiastici c´è un atteggiamento debole, come un senso di inferiorità verso certi ambienti intellettuali. E questo anche in posizioni di vertice. Certo non in Benedetto XVI che ha una posizione critica sulla teoria dell´evoluzione. Esistono invece vescovi e teologi che la accettano, e sono gli stessi per esempio che sostengono che il libro della Genesi è una metafora e che non va preso alla lettera».
Non sarà convinto che il mondo è stato creato in sette giorni?
«Non, non dico questo. Credo però che Adamo ed Eva siano personaggi storici e siano i progenitori dell´umanità. Credo che su evoluzionismo e fede religiosa nel mondo cattolico ci sia una grande confusione, su cui occorrerebbe discutere. Comunque tutto ciò non ha a che fare con i contenuti del libro e del seminario che erano prettamente scientifici».