Notizie dallo spazio e da tutto il pianeta Terra nel blog di Francesco Troccoli Fantascienzaedintorni
domenica 1 luglio 2012
Stanotte un minuto ha avuto sessantun secondi...
domenica 1 gennaio 2012
Auguri dalla Luna!
Le due sonde osserveranno la Luna per nove mesi e cominceranno la fase di osservazioni scientifiche a marzo, quando si troveranno in un'orbita polare e all'altezza di circa 55 chilometri dalla superficie della Luna (fonti: ANSA e NASA).
venerdì 18 novembre 2011
Velocità iper-luce: una prima conferma.
venerdì 23 settembre 2011
La velocità della luce è stata superata.
da La Repubblica - SCIENZE 22-09-2011
"Neutrini più veloci della luce"
Messo in discussione Einstein
Clamorosi risultati di uno studio del Cern e dell'Infn guidato da un fisico italiano: particelle sparate da Ginevra al Gran Sasso hanno infranto il muro considerato invalicabile dalla fisica. Margherita Hack: "Sarebbe una rivoluzione"
Il muro è stato infranto di appena 60 nanosecondi. Eppure, il risultato è talmente destabilizzante che il team di ricerca ha atteso ben tre anni di misurazioni per sottoporlo all'attenzione della comunità scientifica. "Abbiamo passato sei mesi a rifare i calcoli", racconta Dario Autiero, responsabile dell'analisi delle misurazioni. Per giustificare la discrepanza sono stati presi in considerazione persino la deriva dei continenti e gli effetti del terremoto dell'Aquila del 2009. "Siamo abbastanza sicuri dei nostri risultati", spiega Ereditato, "ma vogliamo che altri colleghi possano verificarli e confermarli".
E le prime reazioni non tardano ad arrivare: secondo il Centre national de la recherche scientifique francese, le fosse confermata la scoperta sarebbe "clamorosa" e "totalmente inattesa" e aprirebbe "prospettive teoriche completamente nuove". Anche per l'astrofisica Margherita Hack si tratterebbe di una vera e propria rivoluzione perché, osserva, "finora tutte le previsioni della teoria della relatività sono state confermate".
Secondo la teoria della relatività ristretta, elaborata da Einstein nel 1905, la velocità è una costante, tanto da essere parte della celeberrima equazione E=mc², dove E è l'energia, m la massa e c, appunto, la velocità della luce. La relatività, spiega ancora la Hack, "prevede che se un corpo viaggiasse ad una velocità superiore a quella della luce dovrebbe avere una massa infinitamente grande. Per questo la velocità della luce è stata finora considerata un punto di riferimento insuperabile".
Tra l'altro, la teoria della relatività implica l'impossibilità fisica delle traversate interstellari e dei viaggi nel tempo, finora inesorabilmente relegati alla fantascienza e ritenuti irrealizzabili dalla scienza. Ora tutto ciò potrebbe cadere. "Ma io non voglio pensare alle implicazioni", si affretta a precisare Ereditato. "Siamo scienziati e siamo abituati a lavorare con ciò che conosciamo".
La velocità delle particelle è stata misurata dal rivelatore Opera, dell'esperimento Cngs (Cern NeutrinoS to Gran Sasso), nel quale un fascio di neutrini viene lanciato dal Cern di Ginevra e raggiunge i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, dell'Istituto nazionale di Fisica Nucleare.
martedì 18 gennaio 2011
Mammut clonati in arrivo in 4 anni.
Sembra davvero una riedizione di Jurassic Park, e in realtà non sarebbe affatto la prima volta che accade; e se l'operazione avesse successo ci avvicinerebbe al mondo immaginario creato nei suoi libri da Jasper Fforde, nel quale questa specie in particolare (come pure il dodo e l'uomo di Neanderthal) non si è mai estinta.
Si tratterebbe in particolare del mammut lanoso, una specie estinta 5.000 anni fa, che ad oggi è stata difficile da clonare in quanto precedenti nuceli cellulari rinvenuti nei tessuti muscolari e cutanei di un esemplare intrappolato nel permafrost siberiano nel 1990 erano troppo danneggiati dal freddo.
Nel 2008, il Dr. Teruhiko Wakayama del Riken Centre for Developmental Biology ha sviluppato una nuova tecnica di clonazione che ha permesso ad esempio l'impiego di cellule ottenute da un topo congelato per 16 anni per clonare un nuovo individuo.
Iritani intende avvalersi di questa nuova tecnica per localizzare nuclei sani nelle cellule di mammut per l'estrazione e l'impiego.
"Ora che questo problema tecnico è stato risolto, abbiamo solo bisogno di un campione valido di tessuto da un mammut congelato" ha dichiarato Iritani.
Per ottenere il nucleo, Iritani si recherà in Siberia quest'estate per prelevare un campione utile nel permafrost. Qualora non ci riesca, è sua intenzione rivolgersi ai ricercatori russi per ottenere i campioni da essi prelevati. In seguito il nucleo sarà inserito in cellule-uovo di elefante africano, che sarà la madre-surrogato del mammut.
"La frequenza di successo nella clonazione animale è stata finora bassa, ma attualmente si attesta intorno al 30%." ha dichiarato Iritani. "Penso che abbiamo ragionevoli possibilità di successo di rigenerare un mammut sano entro quattro o cinque anni."
Iritani ha dichiarato che c'è bisogno di tutto questo tempo in quanto ci vorranno circa due anni per la fecondazione dell'elefante, seguiti da una gravidanza della durata di seicento giorni.
(fonte: Daily Tech)
giovedì 13 gennaio 2011
Il satellite Planck dell'ESA scopre ammassi di galassie mai individuati prima d'ora
Dal Cor.Sera Scienze 11.01.2011 (versione online)
Lavoro in team sull'asse Bologna-Orsay. «Sfogliamo il firmamento come fosse un carciofo»
Quell'occhio (italiano) nello spazio
che svela gli ultimi segreti dell'universo
Il satellite Planck dell'Esa, un gioiello da 700 milioni, scopre ammassi di galassie mai individuati prima d'ora
| La nuova mappa dell'universo tracciata grazie a Planck |
| Il dettaglio di alcune delle galassie più antiche |
mercoledì 22 dicembre 2010
La particella che confuta Dio.
A Ginevra tra gli scienziati italiani che guidano tutti i progetti del Cern
«Questo è l'attimo (possibile)
in cui nacque l'Universo»
Bosone di Higgs, il primo indizio dal superacceleratore Lhc
GINEVRA - La «particella di Dio» ha già un volto. «Potrebbe essere proprio il bosone di Higgs che cerchiamo» dice Guido Tonelli a capo dell'esperimento Cms, uno dei quattro installati nell'anello del superacceleratore Lhc al Cern di Ginevra. «Il segnale che abbiamo raccolto ha tutte le caratteristiche teorizzate - aggiunge Tonelli -. Una coppia di bosoni Z decadono e ciascuno emette due muoni. L'evento è stato ricostruito nei dati raccolti fino al mese di ottobre. Per la ricerca del bosone di Higgs si cercano, appunto, eventi con quattro muoni di questo tipo che però devono presentarsi in un numero ben maggiore. Quelli identificati sono troppo pochi e quindi sono considerati un fondo di misura. Però ciò che abbiamo visto ad un livello di energia di 200 GeV ci dice che siamo sulla strada giusta. E questo è importante per arrivare a destinazione».
Tonelli e Gianotti fanno parte dei 600 scienziati italiani dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) impegnati con la nuova macchina destinata a riprodurre le condizioni dell'Universo una frazione di secondo dopo il big bang dal quale ogni cosa ha avuto origine. Tutti i quattro esperimenti allestiti sull'anello sono diretti da italiani. Paolo Giubellino governa l'esperimento Alice e Pier Luigi Campana l'esperimento Lhcb. Lo stesso acceleratore con magneti superconduttori è stato costruito sotto la guida di Lucio Rossi. Inoltre, anche il direttore di tutta la ricerca del Cern, Sergio Bertolucci, è un fisico italiano. Insomma, la predominanza internazionale dei nostri scienziati delle alte energie è riconosciuta sul campo: alla guida degli esperimenti, infatti, si è eletti direttamente dai ricercatori del gruppo e sono complessivamente seimila di ogni nazionalità quelli coinvolti da Lhc. Tra loro c'è persino un migliaio di americani, invertendo, nella fisica, il flusso che di solito vede gli europei andare oltre Atlantico.
Ma intanto si sta già lavorando per migliorare le capacità di Lhc, potenziandole da 5 a dieci volte rispetto ad oggi. Il programma è stato appena approvato dal Consiglio del Cern e si è impegnati nella realizzazione dei primi elementi. «Sostituiremo alcune parti attuali - precisa Lucio Rossi - con altre di tecnologia più avanzata in modo da aumentare la cosiddetta luminosità dell'acceleratore, vale a dire il numero di collisioni che possono avvenire ogni secondo nello scontro tra i protoni. Questo significa accrescere considerevolmente le possibilità di scoperta. I primi prototipi dei nuovi elementi dell'anello saranno pronti nel 2013; poi si procederà alla costruzione di trenta magneti che rimpiazzeranno nel 2020 altrettanti vecchi elementi».
I test, iniziati lo scorso mese, fanno ricorso al nuovo superconduttore niobio-tre-stagno con il quale si è fabbricato un primo piccolo magnete.
Il tempo corre veloce al Cern, ormai diventato il più importante centro di ricerche nucleari del mondo; un primato che rimarrà tale presumibilmente per almeno un ventennio, grazie anche ai miglioramenti in corso.
sabato 11 dicembre 2010
Mano bionica: in progress.
domenica 5 dicembre 2010
DNA all'arsenico.
La Nasa ora ha il suo alieno: un batterio all'arsenico
di Cristiana Pulcinelli (L'Unità, 3 dicembre 2010)ALTRI PIANETI La scoperta, finanziata dalla Nasa e condotta da un gruppo di ricercatori guidati da Felisa Wolfe-Simon, è stata pubblicata su Science Express. Tra gli scienziati coinvolti ci sono anche due astrobiologi famosi come Paul Davies e Ariel Anbar. Proprio da Davies e Anbar era nata qualche anno fa l'idea che la vita su altri pianeti potrebbe richiedere elementi chimici diversi da quelli che troviamo nelle forme di vita conosciute. Sappiamo infatti che la vita ha bisogno di sei elementi per esistere: carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, fosforo e zolfo. Ma, si sono chiesti gli scienziati, su un altro pianeta, con altre condizioni, potrebbe esistere una forma di vita diversa da questa? Una vita che, magari, al posto di uno di questi elementi ne ha un altro? Già nel 2009 era uscito un articolo dello stesso team sull'International Journal of Astrobiology in cui si ipotizzava che l'arsenico potesse sostituire il fosforo che, nella forma di fosfato, è presente in varie strutture come il DNA e l'ATP, la molecola che funziona da «carburante» delle cellule. Non solo, spiega Wolfe-Simon, «ipotizzavamo anche che un organismo di questo genere poteva essersi evoluto sulla Terra moltissimo tempo fa ed essere sopravvissuto in qualche luogo inusuale». Da queste premesse è nata la ricerca finanziata dal programma di astrobiologia della Nasa. Naturalmente il batterio, battezzato GFAJ-1 e che fa parte dei Gammaproteobatteri, suscita tanto interesse non solo perché è l'unico organismo visto finora sulla Terra che ha la doppia capacità di vivere e crescere sia con il fosforo che con l'arsenico, ma perché si pensa che le forme di vita su altri pianeti possano essere simili a lui. «Si tratta – ha commentato Paul Davies – di una forma di vita davvero aliena poiché appartiene a un albero della vita differente, con un'origine separata dalla nostra. Ma potrebbe essere l'indizio del fatto che esistono organismi ancora più strani». Una sorta di «biosfera ombra» parallela alla nostra e di cui ancora sappiamo molto poco. La cosa è tanto più interessante se si considera che sul nuovo numero di Nature è uscito un articolo in cui si sostiene che le galassie più antiche della nostra contengano una quantità di stelle rosse nane venti volte superiore a quelle presenti nella Via Lattea e dalla cinque alle dieci volte superiore a quanto stimato precedentemente. Secondo i ricercatori, questo potrebbe significare che vi siano trilioni di pianeti (un trilione equivale a un miliardo di miliardi) simili alla Terra e aumenterebbe le possibilità che esistano forme di vita nello spazio infinito. Ma c'è anche qualcuno che ricorda l'abilità della Nasa nel mettere in moto il mondo della comunicazione quando ci sono in gioco i fondi per la ricerca. In questo caso, i tempi stringono. Nel blog The Great Beyond sul sito di Nature si trova un articolo in cui si ricorda che il 3 dicembre, ovvero oggi, decade una risoluzione che congela i fondi alla Nasa ai livelli del 2010. Ora il Congresso degli Stati Uniti dovrà decidere quanto e per quanto tempo vorrà finanziare l'ente spaziale americano.
giovedì 2 dicembre 2010
Il mantello dell'invisibilità che agisce nello spazio-tempo (da Il Corriere della Sera Scienze)
Nasconde gli eventi e non gli oggetti
Il mantello dell'invisibilità
che agisce nello spazio-tempo
Alberto Favaro, co-autore dello studio: «È un mantello elettromagnetico che agisce nello spazio e nel tempo»
| Studi sul mantello dell'invisibilità |
LUCE - Favaro ha collaborato al progetto del mantello spazio-temporale con Martin McCall, Paul Kinsler, del suo stesso istituto e Allan Boardman, dell’Università inglese di Salford. «Normalmente noi vediamo un individuo o un oggetto perché la luce gli va contro e viene riflessa», continua Favaro. «Se, però, manipoliamo la velocità della luce e illuminiamo l’uomo solo prima e dopo il compimento di un’azione, abbiamo eliminato la frazione di tempo in cui ha agito. La velocità della luce che arriva nei materiali può essere manipolata a differenza di quella nel vuoto».
MANTELLI DIVERSI - Lo studio britannico a cui ha partecipato Favaro è stato pubblicato sul Journal of Optics che si occupa di tutti gli aspetti della ricerca nell’ottica. Il mantello è diverso da un altro progettato sempre presso l’Imperial College e presentato alla Commissione europea di Bruxelles all’interno del progetto Phome. Esistono blocchi di materiale che rendono gli oggetti tridimensionalmente invisibili, come in Phome vengono utilizzati metamateriali che curvano le onde luminose donando l’invisibilità all’oggetto. «Negli altri studi la persona è sempre invisibile perché sono mantelli che agiscono nello spazio», spiegao Favaro. «Noi, invece, tagliamo una scena della sua vita con un mantello elettromagnetico che agisce sia nello spazio che nel tempo. È appunto spazio-temporale».
ILLUSIONE DEL TELETRASPORTO - Nell’articolo del Journal of Optics si fa cenno al teletrasporto modello Star Trek. «Come in un film di cui si tagliano dei fotogrammi», indica Favaro, «se l’uomo si sta muovendo e il suo spostamento è invisibile, quando riappare in un punto diverso c’è l’impressione che si sia mosso da un luogo a un altro istantaneamente. Sembra che sia stato teletrasportato, ma è solo un’illusione».
26 novembre 2010 (ultima modifica: 28 novembre 2010)
lunedì 13 settembre 2010
Universi Paralleli: G-SPEAK
domenica 5 settembre 2010
Hawking: "Non fu Dio a creare l'universo"
(03 settembre 2010)
sabato 21 agosto 2010
Cara, vecchia luna.
sabato 31 luglio 2010
UNIVERSI PARALLELI: Sete d'energia.
Nel nostro Universo, come mostrano i due esempi seguenti, dobbiamo accontentarci di briciole di tecnologia, che in barba ai proibizionisti del traffico intermondiale ci arrivano grazie ad hacker in grado di scaricare qualche manuale tecnico dai siti delle aziende produttrici degli altri mondi. Un tipo di spionaggio industriale quanto mai benvenuto.
Presso Venezia la prima centrale elettrica al mondo alimentata a idrogeno.
L'impianto Enel da 16 megawatt si basa su un ciclo combinato per produrre energia e calore.
FUSINA (Venezia) - La prima centrale elettrica di dimensioni industriali alimentata a idrogeno al mondo è entrata in funzione lunedì 12 luglio a Fusina, in provincia di Venezia. L'amministratore delegato dell'Enel,
Fulvio Conti, il governatore del Veneto, Luca Zaia, e il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni hanno inaugurato l'impianto. La scelta di Fusina come sede della sperimentazione è dovuta alla presenza della centrale termoelettrica a carbone e del vicino polo petrolchimico di Marghera che ha fornito le materie prime. L'impianto, con una potenza di 16 Mw, si basa su un ciclo combinato in cui un turbogas viene alimentato con idrogeno per produrre energia elettrica e calore. Il turbogas è equipaggiato con un a camera di combustione sviluppata per essere alimentata con idrogeno, senza emissione di CO2 e con bassissime emissioni di ossidi di azoto. L'energia termica liberata dalla combustione viene convertita in energia elettrica nella turbina a gas, sviluppando una potenza di circa 12 Mw, mentre i fumi di scarico sono costruiti esclusivamente da aria calda e vapore acqueo. L'impianto ha richiesto un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro.IMPIANTO - Il rendimento del ciclo viene aumentato sfruttando il calore presente nei fumi di scarico per produrre vapore ad alta temperatura che, inviato alla centrale a carbone esistente, produce ulteriore energia per una capacità aggiuntiva di circa 4 Mw, con un rendimento elettrico complessivo pari al 41,6%. L' impianto è in grado di produrre 60 milioni di kilowattora all'anno e può soddisfare l'esigenza di 20 mila famiglie, evitando l'emissione di 17 mila tonnellate di anidride carbonica. Dopo un'ampia sperimentazione, concordata con Regione Veneto, Provincia e Comune di Venezia, la centrale è in grado di utilizzare in piena sicurezza 70 mila tonnellate di combustibile derivato dalla raccolta differenziata e dal trattamento dei rifiuti solidi urbani (Cdr). È l'equivalente dei rifiuti prodotti da 300 mila persone: usando al posto del carbone il Cdr per alimentare le caldaie della centrale, ne viene recuperato il contenuto energetico ed evitata la messa in discarica, risparmiando emissioni di CO2 pari a circa 60 mila tonnellate all'anno.
«UNA PERLA» - Si tratta di una «perla ingegneristica unica al mondo. Utilizza idrogeno anche se per il momento questa tecnologia è 5-6 volte più costosa di un impianto normale. Per questo non dobbiamo smettere di investire in Ricerca e sviluppo», ha sottolineato l'ad dell'Enel Fulvio Conti.
Energia dagli specchi ustori. Primo impianto al mondo che funziona anche di notte. Soddisfa 4 mila famiglie.
INCENTIVI ALLE FONTI RINNOVABILI - Una giornata importante, che coincide anche con l'annuncio che il governo ha ripristinato nella Manovra il sistema degli incentivi alle fonti rinnovabili, dato dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. A dieci anni dall'intuizione di Carlo Rubbia poi sviluppata dai ricercatori dell'Enea e successivamente industrializzata dall'Enel, prende così corpo un progetto, che nato sulla spinta della crisi energetica degli anni '80 portò alla costruzione di diverse centrali solari, tuttora in funzione nel deserto della California, il cui funzionamento è caratterizzato dall'utilizzo di specchi parabolici lineari per concentrare e riflettere la luce solare su tubi in cui scorre olio minerale (l'olio si riscalda e incanalato in una caldaia dove l'acqua si trasforma in vapore ad alta pressione e aziona le turbine per la produzione di energia elettrica).
LA FATTORIA DEL SOLE - Ma la nuova centrale di Priolo, la «fattoria del sole», per dirla con l'amministratore delegato dell'Enel Fulvio Conti, costituisce una novità assoluta a livello mondiale, dal momento che prevede l'uso di sali fusi (ricavati da fertilizzanti) come fluido termovettore, ed è anche la prima al mondo a integrare un ciclo combinato a gas e un impianto solare termodinamico per la produzione di energia elettrica. Non solo. «Archimede» (il cui nome è anche un omaggio al grande fisico e matematico che oltre 2.200 anni fa con i suoi «specchi ustori» incendiò le navi romane e salvò Siracusa dall'assedio nemico) ha una caratteristica che la rende unica: è in grado di raccogliere e conservare per molte ore, lungo i suoi 5 chilometri e mezzo di tubi speciali che corrono attraverso 30mila metri quadri di specchi collettori parabolici, l'energia termica del sole per poter generare elettricità anche di notte o con il cielo coperto.
«La capacità dell'impianto, costato circa 60 milioni, è di 5 megawatt, considerando un funzionamento di circa 3mila ore all'anno. Un livello in grado di soddisfare il fabbisogno di 4mila famiglie », ha spiegato Conti. Che comunque riconosce «un costo per kilowattora superiore di almeno cinque o sei volte rispetto all'energia prodotta con le fonti fossili convenzionali». «In questo caso, però, con un risparmio di 2.100 tonnellate di petrolio all'anno e riducendo le emissioni di anidride carbonica per circa 3.250 tonnellate». Insomma, come dice Conti: «Un altro passo per il raggiungimento di un sogno: avere energia abbondante a basso costo e soprattutto sostenibile ».
Gabriele Dossena.
Corriere Scienze 15 luglio 2010 (ultima modifica: 20 luglio 2010)
martedì 27 luglio 2010
«Possibile viaggiare nel tempo»
Una nuova teoria prevede il «teletrasporto» all’indietro di particelle alla condizione originaria
di Giovanni Caprara, Corriere della Sera Scienze, 25 luglio 2010 (ultima modifica: 26 luglio 2010)
MILANO — I viaggi nel tempo colpiscono di nuovo la mente degli scienziati che cercano, soprattutto attraverso la nuova fisica, di trovare risposte; almeno teoriche si intende. A intrigarli di più, per certi aspetti, sembrano essere i balzi del passato, forse sedotti da Mark Twain che aveva voluto compiere un viaggio nel Medioevo con il suo Un americano alla corte di re Artù. Per i ricercatori, in tal caso comunque, non si tratta di un vuoto, seppur affascinante, esercizio di fantasia. Seth Lloyd del Mit di Boston alla guida di un gruppo internazionale di studiosi che include pure due italiani (Lorenzo Maccone e Vittorio Giovannetti), ha dimostrato con una sofisticata ma corretta spiegazione come in effetti una viaggio a ritroso nel tempo sarebbe affrontabile.
Rispetto a molti altri tentativi teorici sin qui compiuti, Lloyd aggiunge maggior credibilità perché fa ricorso a un «effetto» prima ignorato. Vediamo come. Egli parte dal teletrasporto, ben noto ai più grazie a Star Trek dove le persone sono trasferite da un luogo all’altro istantaneamente (in laboratorio, comunque, qualche fotone è già stato teletrasportato) e dalla meccanica quantistica. Ma il trucco sta nel far intervenire l'«effetto di postselezione» che, semplificando, è un modo diverso di giocare le carte a disposizione. Grazie ad esso solo le particelle che sono state teletrasportate potrebbero essere riportate indietro nella condizione originaria, facendo così compiere un viaggio a ritroso pure nel tempo.
Il ricorso allo strano «effetto» permette agli scienziati alcuni vantaggi come far entrare in scena la gravità senza però incorrere nei problemi posti dai viaggi temporali ipotizzati finora legati alla teoria della relatività. In tal caso si richiedeva una ben più ardua deformazione sia dello spazio che del tempo. In secondo luogo aggira un paradosso molto famoso noto come il «paradosso del nonno», in cui si immagina di tornare nel passato e di uccidere il nonno e ciò, appunto, è paradossale perché impedirebbe la nascita dell'assassino.
Ma il nuovo tentativo teorico finalizzato ad immaginare una macchina del tempo nasconde, in realtà, un valore aggiunto forse ancora più affascinante e che rappresenta la grande sfida che da decenni, almeno dall’epoca di Einstein, tortura i fisici. È il sogno di unire insieme la meccanica quantistica e le leggi della relatività per arrivare all'ambitissima «teoria del tutto», vale a dire ad un'unica, semplice, legge universale che unifica tutte le altre semplificando la descrizione del mondo.
Oltre all'eccitante frontiera della conoscenza c'è inoltre un intento più concreto. L'effetto di post-selezione impiegato dal professor Lloyd è alla base delle ricerche sul computer quantistico di cui si incominciano a intravedere all'orizzonte alcune possibilità e che quando si materializzerà sconvolgerà di nuovo la nostra vita. Simile prospettiva informatica, ovviamente, non era stata considerata nella Macchina del tempo che H.G. Wells scriveva nel 1885 per farci viaggiare nel futuro portandoci sino all'anno 802.701. Ma paradossalmente, se l'«effetto post-selezione» del professor Lloyd funzionasse davvero aprirebbe entrambe le porte, quelle del passato e del futuro. Ce n'è abbastanza, intanto, per far correre la fantasia.
(Ringraziamo Luana Ciffolilli per la segnalazione di questo articolo)
domenica 18 luglio 2010
UNIVERSI PARALLELI: Solar Impulse.
Con questo post, nel Blog delle "Notizie" inauguriamo oggi la rubrica dedicata alle tecnologie che, accidentalmente cadute per contingenza spazio-temporale nella cronolinea in cui viviamo, nella quale sono rimaste relegate al livello di ricerca teorica o sperimentazione di nicchia, hanno trovato degna applicazione di massa in altri universi, talora (ma non sempre, in effetti) più fortunati del nostro. Cominciamo dunque dai velivoli a propulsione solare, che hanno ricevuto il pittoresco epiteto di "impulso solare".Nei Metaversi da NNL08769 a NAA 22309 (ovvero un’intera fascia di U.P. contigui secondo la classificazione Troccoli-Bertrand, n.d.r.) il volo solare supersonico di linea collega stabilmente New London (corrispondente a Parigi) a Orange Dam (corrispondente a New York, ma un po’ più ad ovest) in tre ore scarse. Chi vi scrive sta seriamente meditando di trasferirsi in quella zona intermondiale, escludendo un paio di mondi a rischio di terza guerra mondiale superiore al nostro.
GINEVRA - Il velivolo a propulsione solare elvetico Solar Impulse Hb-Sia è atterrato stamattina (8 luglio, n.d.r.) a Payerne, nella Svizzera occidentale, dopo un volo di circa 26 ore, ricorrendo esclusivamente all'energia del sole. L'aereo sperimentale, decollato ieri mattina (7 luglio, n.d.r.) alle 06:51 sempre dall'aerodromo di Payerne, è atterrato questa mattina alle 09:00, dopo essere riuscito a volare tutta la notte grazie all'energia accumulata durante il giorno.
"Per la prima volta un aereo solare è stato in grado di volare un giorno e una notte senza interruzione nè carburante - ha commentato l'ideatore del progetto, Bertrand Piccard - Oggi Solar Impulse ha dimostrato che la sfida è possible". Piccard è già entrato nella storia dell'aeronautica per essere stato il primo a compiere il giro del mondo senza scalo a bordo di un pallone aerostatico.
"E' stato un volo meraviglioso, meglio del previsto", ha aggiunto il direttore di volo Claude Nicollier. Il pilota Andre Borschberg, costretto a rimanere sveglio tutta la notte in assenza del pilota automatico, dopo oltre 22 ore in volo è "in ottima forma sia fisica che psicologica".
Il prototipo, che ha le ali coperte da 12mila celle fotovoltaiche, capaci di alimentare quattro motori elettrici, è decollato ieri mattina. Ieri sera gli organizzatori avevano deciso di proseguire il volo per tutta la notte, visto che le batterie erano abbastanza cariche da durare fino alla mattina.
Solar-impulse Hb-Sia, che aveva compiuto il suo primo storico volo il 7 aprile e ha quindi alle spalle diverse missioni sperimentali, ha superato gli 8.500 metri di altitudine e ha raggiunto gli 8.700 metri ieri pomeriggio per poi scendere a 1.500 metri nella notte e continuare a volare grazie all'energia accumulata durante il giorno.
Obiettivo finale del Progetto Solar-Impulse è di compiere il giro del mondo a tappe, con un nuovo aereo. Il Solar Impulse Hb-Sia ha un'apertura alare paragonabile a quella di un Airbus A-340(63,4 metri) ed il peso di un'automobile (1.600 kg).
mercoledì 27 gennaio 2010
Ben 115 anni or sono...
Il 25 gennaio di 115 anni fa, ovvero nel 1895, il fisico tedesco Wilhelm Röntgen aveva scoperto raggi del tutto nuovi che avrebbe chiamato raggi X (semplicemente perché non ne conosceva l'origine). Una delle loro applicazioni piu’ comuni è in radiologia, ma anche nello studio del cosmo, delle stelle e dei buchi neri. I dieci anni della missione XMM Newton in questa puntata di Space, a cura dell'ESA. Il filmato (durata: 8 minuti) è visibile qui. sabato 23 gennaio 2010
Missione ExoMars in partenza nel 2016.
ESA e NASA hanno rivolto ai ricercatori di tutto il mondo l'invito a contribuire con proprie proposte inerenti la missione congiunta diretta verso Marte, la ExoMars Trace Gas Orbiter (foto). La navetta, il cui lancio è attualmente previsto per il 2016, sarà prevalentemente utilizzata per lo studio dei componenti più rarefatti dell'atmosfera marziana, fra i quali le misteriose tracce di metano che potrebbero indicare la presenza di vita su Marte.Chiarire se vi sia mai stata o se tuttora possa esservi vita sul pianeta è una delle più stimolanti sfide scientifiche dei nostri tempi. Entrambe le missioni previste dal programma ExoMars hanno questo ambizioso obiettivo.
La prima navetta ad essere inviata sarà la Trace Gas Orbiter, che l'ESA assemblerà e la NASA invece lancerà.
Attualmente, entrambe le agenzie spaziali hanno diffuso un Announcement of Opportunity con cui invitano tutti i ricercatori a proporre strumenti da inserire nella missione. Tutte le proposte saranno quindi valutate e alle equipe vincitrici verranno assegnati i compiti di assemblare l'effettivo macchinario.
Uno Joint Instrument Definition Team è stato nominato allo scopo di definire il carico ammissibile sulla base della tecnologia attuale, ma il passaggio dal progetto alla realtà sarà opera della comunità scientifica. “Siamo aperti a qualunque proposta di strumento che sia in grado di aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi scientifici” ha dichiarato Jorge Vago, Project Scientist dell'ExoMars.
La priorità della missione sarà la mappatura delle tracce gassose nell'atmosfera marziana, fino all'individuazione di concentrazioni di entità chimiche dell'ordine di poche parti per milione. Fra i vari gas, uno soprattutto mostra una particolare importanza: il metano. La sua p
resenza su Marte è stata assodata nel 2003, ed è considerato un potenziale ‘biomarker’, ovvero un gas attivamente prodotto nei cicli biologici. Capire se il metano provenga dalla vita o da processi geologici e vulcanici è un obiettivo primario. “Il metano è l'ago della bilancia su cui costruire la conoscenza scientifica di Marte” ha anche dichiarato Vago.Un altro mistero è rappresentato dall'osservazione che il metano si concentra in tre sole zone del pianeta (foto), per poi scomparire dall'atmosfera più rapidamente di quanto atteso dai ricercatori. Questo indicherebbe un meccanismo di esaurimento sconosciuto e molto più potente di qualunque processo noto sulla Terra, e potrebbe anche implicare un processo di produzione tanto più veloce da aver prodotto così grandi quantità iniziali di gas.
martedì 12 gennaio 2010
Da domani a Roma il Festival delle Scienze!
Sotto l’accattivante segno del tema di questa V edizione, ovvero “Tra possibile e immaginario”, si aprirà fra poche ore (mercoledì 13 gennaio) il Festival delle Scienze di Roma, che si chiuderà domenica 17.Fra questi ultimi citiamo il ricercatore della Nasa David Wolpert, il fisico e divulgatore Enrico Bellone, gli informatici Robert Cailliau (co-ideatore del World Wide Web) e Nicholas Negroponte, noto per la sua attività nel campo no-profit. E poi ancora studiosi di scienze umane come l’economista Brian Arthur e lo storico della scienza George Dyson, il biochimico Cameron Neylon e il responsabile di Observa-Scienza e Società Massimiliano Bucchi, il filosofo (nonché uno dei 5 migliori giocatori di videogame al mondo) Peter Ludlow, la virologa, vincitrice del premio Scientific American 50 (tra le prime a individuare il virus dell’Aviaria) Ilaria Capua e naturalmente la stessa Margherita Hack.
Agli appassionati di fantascienza che ci seguono, non si può non consigliare l'anteprima video National Geographic "Living on Mars (aka Terraforming Mars) - Marte terra promessa", che si preannuncia stimolante.
Il calendario completo della manifestazione è disponibile nel sito dell’Auditorium Parco della musica, consueta sede del Festival.
Sarà ovviamente presente anche quest’anno il Corner per la diretta di Radio 3.
La presentazione ufficiale della manifestazione è qui.
mercoledì 30 dicembre 2009
Una insidiosa teoria chiamata evoluzione.
"L’evoluzionismo non è una teoria scientifica, ma una filosofia, un modo di vedere il mondo. Ancora nessuno è riuscito a dimostrare la sua validità". Che differenza c'è fra quest'affermazione, prodotta dal vicepresidente del CNR Roberto De Mattei, e le parole rese celebri dalla scena del processo nel capolavoro "Il Pianeta delle Scimmie"? Nella sua arringa contro la teoria evoluzionista durate il processo contro l'alieno essere umano interpretato da Charlton Heston, il dottor Zaius denuncia gli "scienziati perversi che avanzano una insidiosa teoria chiamata evoluzione" ("perverted scientists who advance an insidious theory called evolution", al min. 3'40'' del filmato seguente).Ancora una volta la fantascienza ci viene in aiuto (profeticamente in questo caso, visto che il film è del 1968) nella rappresentazione dei problemi della società reale. Perché al vertice del supremo istituto della scienza e della ricerca c'è un integralista anti-scientifico che dichiara la sua sintonia con le strampalate e nocive idee del papa?
Non so voi, ma io non ne posso più di queste "scimmie".
Il vicepresidente del Cnr De Mattei risponde alle polemiche sul creazionismo
"Credo alla Bibbia e non a Darwin" - intervista di Leopoldo Fabiani
L’evoluzionismo non è una teoria scientifica, ma una filosofia, un modo di vedere il mondo. Ancora nessuno è riuscito a dimostrare la sua validità". Incurante delle critiche che gli sono precipitate addosso da ogni parte Roberto De Mattei, storico del Cristianesimo e vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche, non deflette. L´uscita del volume Evoluzionismo. Il tramonto di un´ipotesi, che raccoglie gli atti di un seminario da lui organizzato nel febbraio scorso, e pubblicato con il contributo (9.000 euro) del Cnr, ha scatenato parecchie reazioni. Le tesi creazioniste sostenute da De Mattei, hanno detto scienziati come Piergiorgio Odifreddi, Nicola Cabibbo, Telmo Pievani, non hanno nulla a che vedere con la ricerca scientifica e non dovrebbero godere di finanziamenti pubblici (già così scarsi). E ora De Mattei, che crede fermanente nella "discussione aperta" vuole replicare al fronte dei suoi avversari.
Professore, è giusto che il Cnr finanzi delle iniziative che secondo la comunità scientifica si basano su teorie infondate?
«Il contributo finanziario è stato minimo ed è servito allo scopo, che era quello di aprire una discussione su idee che altrimenti sarebbero passate sotto silenzio. Ora tutti si concentrano su questo aspetto e nessuno vuole discutere nel merito i contributi del libro».
Ma la comunità degli scienziati non ritiene che le idee creazioniste abbiano una base scientifica. Per questo non le vuole discutere. Sarebbe come, si dice, mettere ogni giorno in discussione l´acquisizione che è la terra a girare intorno al sole e non viceversa.
«Io credo che la scienza debba procedere per tentativi, errori e confutazioni. Quindi gli scienziati non dovrebbero atteggiarsi a casta intoccabile e invece aprirsi alle idee critiche. Invece non vogliono nemmeno esaminare i contributi scientifici che abbiamo portato nel nostro seminario. Perché la messa in discussione delle teorie darwiniane ha solide basi scientifiche, lo ripeto. Mentre la verità è che nessuno finora è riuscito a dimostrare la teoria evoluzionistica. Che è una vera e propria posizione filosofica, basata cioè su convinzioni generali di fondo e non su evidenze sperimentali».
E come spiega allora che gli scienziati "evoluzionisti" hanno ognuno una propria idea del mondo che può essere classificata atea, marxista, postmoderna, cristiana o buddista, mentre i "creazionisti" sono tutti cristiani?
«Guardi, per questo apprezzo la coerenza di Odifreddi, quando dice che dall’evoluzione così com´è spiegata da Darwin consegue che non esiste il peccato originale e quindi la venuta di Cristo sulla terra non ha senso. Mentre trovo incredibilmente incoerente che ci si possa dichiarare cristiani ed evoluzionisti. E mi chiedo come uno scienziato su queste posizioni come Cabibbo possa presiedere la Pontifica accademia delle Scienze».
Ma oggi la chiesa non ha più un atteggiamento di condanna verso le teorie darwiniane. Lei vorrebbe dare lezioni di coerenza anche alle gerarchie ecclesiastiche?
«Senza dubbio in alcuni ambienti ecclesiastici c´è un atteggiamento debole, come un senso di inferiorità verso certi ambienti intellettuali. E questo anche in posizioni di vertice. Certo non in Benedetto XVI che ha una posizione critica sulla teoria dell´evoluzione. Esistono invece vescovi e teologi che la accettano, e sono gli stessi per esempio che sostengono che il libro della Genesi è una metafora e che non va preso alla lettera».
Non sarà convinto che il mondo è stato creato in sette giorni?
«Non, non dico questo. Credo però che Adamo ed Eva siano personaggi storici e siano i progenitori dell´umanità. Credo che su evoluzionismo e fede religiosa nel mondo cattolico ci sia una grande confusione, su cui occorrerebbe discutere. Comunque tutto ciò non ha a che fare con i contenuti del libro e del seminario che erano prettamente scientifici».





